Tether sotto tiro, ma Foletti ribatte: “Non è una banca”
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Redazione Economia
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Una chiave di lettura del sistema blockchain, che il sindaco di Lugano, Michele Foletti, contesta rispondendo a una testata, mette in luce le profonde divergenze interpretative su uno degli attori più discussi della finanza digitale. “Credo che un banchiere che rispetto e ammiro per quello che ha fatto nella sua vita”, ha dichiarato Foletti, “non abbia capito la differenza tra Tether e una banca”. Secondo il primo cittadino, la società rappresenta essenzialmente un mezzo di pagamento, privo di licenza bancaria e, di conseguenza, impossibilitato a operare come un istituto di credito tradizionale. Riguardo alla rilocalizzazione di alcuni suoi esponenti di spicco, il sindaco ha confermato il cambio di domicilio da Lugano a El Salvador, smentendo però, con decisione, qualsiasi ipotesi di fuga, un punto sul quale ha voluto essere particolarmente chiaro.
Il giudizio degli analisti e la stabilità dell'ancoraggio
Parallelamente al dibattito pubblico, l'agenzia di rating S&P Global Ratings ha abbassato al minimo il suo giudizio sulla capacità della stablecoin Usdt di Tether di mantenere l’ancoraggio al dollaro statunitense, portandolo da "constrained" a "weak". Questa valutazione, che non costituisce un rating formale ma piuttosto un'analisi specifica, rappresenta comunque un giudizio negativo sulla solidità dello strumento finanziario, il quale, in teoria, dovrebbe offrire una protezione contro l'inflazione. Il declassamento, che colloca Usdt all'ultimo gradino della scala di stabilità delle stablecoin, arriva in un momento in cui altre istituzioni finanziarie evidenziano movimenti insoliti, come gli enormi acquisti di oro da parte della società, mentre la Bce ha espresso timori circa le possibili ripercussioni sui Titoli del Tesoro americani.
Il modello di business e le difese dell'azienda
Dalle dichiarazioni di un banchiere luganese emerge, d'altro canto, una visione che definisce “spettacolare” il business di Tether, il quale, a differenza delle banche, non corrisponde interessi sui token emessi, trattenendo quindi per sé gli utili generati dagli investimenti. Questo meccanismo, che avvantaggia perlopiù un ristretto gruppo di azionisti, è al centro della discussione. Con una piccola parte di queste ingenti somme, si osserva, gli azionisti di Tether avrebbero potuto intervenire per risanare i bilanci e allinearli sia alla normativa che al buon senso, assicurando che l'emissione di token fosse interamente coperta da investimenti liquidi e sicuri denominati in dollari. Una parte di essi, tuttavia, sembra essere stata destinata ad altro, come gli acquisti di oro già menzionati, lasciando aperte delle questioni sulla sua reale struttura patrimoniale.
Le conseguenze sul panorama finanziario
L'operato di Tether, dunque, continua a sollevare interrogativi che travalicano i confini della cripto-finanza, toccando da vicino il sistema monetario tradizionale e le sue autorità di vigilanza. La sfida lanciata alle agenzie di rating dopo il declassamento, unita alla difesa pubblica da parte di figure istituzionali, delinea un quadro complesso, dove le certezze del passato lasciano il posto a nuove e più articolate dinamiche. Il caso, che coinvolge anche il secondo azionista della Juventus, dimostra come le valutazioni tecniche e le posizioni politiche si intreccino, creando un terreno di scontro e di confronto sul futuro stesso della moneta e delle sue garanzie.
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