Almasri, il torturatore libico e la crisi internazionale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Osama Almasri, noto torturatore libico e capo della polizia tripolina, è al centro di una vicenda intricata che ha scatenato una crisi internazionale. Accusato di crimini contro l'umanità sin dal 2011, Almasri ha viaggiato per l'Europa con un passaporto caraibico, ottenendo persino un visto decennale per gli Stati Uniti. La Germania, a conoscenza della sua presenza sul territorio già da luglio, ha informato l'Italia solo a gennaio, quando Almasri è stato arrestato, scatenando una serie di reazioni a catena.
Il 45enne, dopo aver trascorso tre giorni in Germania, è arrivato in Italia, dove è stato arrestato su mandato della Corte penale internazionale. Tuttavia, un cavillo giudiziario ha portato alla sua liberazione e al rimpatrio in Libia, sollevando interrogativi e polemiche. Giorgia Meloni e i suoi ministri sono stati chiamati a chiarire in Aula le ragioni di questa decisione, che ha suscitato indignazione e accuse di aver negato giustizia alle vittime di Almasri.
Tra le testimonianze dei torturati, emerge quella di un migrante intercettato dalle milizie libiche nel 2019 e portato nel centro di Tarik-al-Sikka, per poi essere venduto due volte fino all'arrivo a Mitiga, prigione gestita da Almasri. Qui, il migrante ha subito ogni forma di tortura, un'esperienza che ha segnato profondamente la sua vita e quella di molti altri.
La vicenda di Almasri si complica ulteriormente con la scoperta dei suoi legami con la CIA e i servizi segreti di Londra, oltre al visto statunitense ottenuto a novembre. Questi dettagli rendono ancora più intricata la situazione, alimentando sospetti e tensioni tra i vari governi coinvolti.




