Jannik Sinner e il "torturatore" Ferrara: il ritorno che divide

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Definirsi "il torturatore" non è una scelta casuale, specie quando il tuo compito è spingere un atleta verso limiti che pochi osano sfiorare. Umberto Ferrara, preparatore atletico bolognese, aveva scelto questo soprannome per descrivere il suo ruolo nello staff di Jannik Sinner, aggiungendo con una punta di orgoglio di essere "il più antipatico del gruppo". Un rapporto complicato, quello tra i due, che sembrava essersi spezzato lo scorso settembre, quando Ferrara era stato allontanato in seguito al caso Clostebol – traccia di una sostanza proibita trovata in un test antidoping del tennista, poi archiviato per contaminazione accidentale. Eppure, a distanza di mesi, il numero uno del mondo ha deciso di riportarlo al suo fianco, segnando una svolta che non tutti hanno digerito.

A differenza di Ferrara, Giacomo Naldi – fisioterapista storico di Sinner – non è stato reintegrato. Intervistato da la Repubblica, Naldi ha preferito non approfondire: «Non ho intenzione di commentare. È una storia che mi ha amareggiato troppo», ha dichiarato, lasciando intendere ferite professionali e personali ancora aperte. Una scelta, quella di Sinner, che ha creato malumori e alimentato polemiche, soprattutto tra chi – come Nick Kyrgios – non perde occasione per criticare il campione italiano.

L’australiano, reduce da una sconfitta in doppio a Washington in coppia con Gael Monfils, ha colto l’occasione per attaccare ancora una volta Sinner sui social. «Fortunatamente non siamo su Tennis Centel», ha scritto Kyrgios, riferendosi a un account noto per i suoi contenuti satirici, prima di aggiungere con sarcasmo: «Ci ha preso in giro, è tornato con lo stesso dottore». Un’allusione diretta al reintegro di Ferrara, visto dall’ex tennista come una contraddizione.

Quello che Kyrgios ignora, o sceglie di ignorare, è che il legame tra un atleta e il suo team tecnico raramente segue logiche lineari. Ferrara, con i suoi metodi spartani, potrebbe essere stato considerato da Sinner un male necessario, una figura capace di estrarre prestazioni che altrimenti resterebbero sepolte sotto comodi compromessi. Il caso Clostebol, del resto, era stato archiviato senza sanzioni, e il ritorno del preparatore suggerisce che il tennista abbia valutato l’incidente come un episodio chiuso, non sufficiente a cancellare anni di lavoro.

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