Un petardo, una paura e un gesto insensato: bufera a Cremona dopo l'episodio che ha colpito Audero
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Redazione Sport
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Un attimo di terrore, una pausa carica di angoscia e poi la rabbia, quella sorda, per un gesto che ha offuscato il senso stesso dello sport. È accaduto allo stadio Zini, durante la ripresa dell'incontro tra Cremonese e Inter, quando un petardo lanciato dalla curva ospite è esploso a pochi metri dal portiere grigiorosso Emil Audero. L'estremo difensore, un tempo tra i pali nerazzurri, è caduto al suolo stordito dal boato fortissimo, stringendosi l'orecchio e la gamba colpita dall'ordigno, mentre sul campo calava un silenzio improvviso, rotto solo dalle proteste e dalla preoccupazione dei compagni e degli avversari. Tra questi, alcuni come Dimarco e Lautaro Martinez, che con Audero avevano condiviso gli spogliatoi milanesi, sono accorsi subito verso di lui, in un gesto spontaneo di solidarietà che ha sottolineato, per contrasto, l'assurdità dell'accaduto. Dopo alcuni minuti di sospensione, necessari ai sanitari per prestare le prime cure e accertare le condizioni del giocatore, la partita è potuta riprendere, ma l'ombra di quell'episodio gravissimo era ormai calata sull'intera serata.
La dura condanna del presidente nerazzurro
A stigmatizzare con la massima fermezza quanto avvenuto è stato, senza esitazioni, il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta, il quale, parlando a margine della gara, ha definito il lancio «un gesto insulso», aggiungendo di non aver mai vissuto una situazione simile in tanti anni di carriera. Le sue parole, nette e definitive, hanno rappresentato un necessario punto di riferimento istituzionale, sottolineando come certi fatti non possano trovare alcuna giustificazione né tantomeno indulgenza, indipendentemente dalle passioni in campo. La gravità dell'azione, del resto, trascendeva l'episodio sportivo, configurando un reato che ha messo a rischio l'incolumità di una persona e che, inevitabilmente, ha attirato l'attenzione delle forze dell'ordine, chiamate a individuare il responsabile.
Il tragico epilogo per l'autore del lancio
La dinamica, come spesso accade in questi casi, ha trovato uno sviluppo drammatico e autopunitivo nell'immediatezza dei fatti. Secondo le ricostruzioni, infatti, l'autore del lancio, descritto come un "cane sciolto" all'interno della curva interista, sarebbe rimasto a sua volta vittima di un secondo petardo, maneggiato in modo maldestro e esplosogli in mano. L'esito, di una violenza agghiacciante, gli sarebbe costato la perdita di due o tre dita. Ma la sua odissea non è finita in quel momento: prima di essere soccorso e trasportato d'urgenza in ospedale, dove attende di essere formalmente arrestato una volta dimesso, l'uomo sarebbe stato anche aggredito fisicamente da altri tifosi della sua stessa fazione, in un regolamento di conti lampo che dipinge un quadro desolante di violenza e inciviltà.
Le indagini e il peso della responsabilità
La partita, vinta poi dall'Inter per due a zero, è quindi passata in secondo piano, lasciando spazio alle indagini della polizia, che dovranno accertare ogni aspetto della vicenda, dalla provenienza degli ordigni pirotecnici alle eventuali responsabilità di un eventuale disservizio nel controllo degli accessi. Il fatto che l'autore materiale si sia gravemente ferito da solo non allevia, naturalmente, la portata del suo gesto iniziale, per il quale dovrà rispondere alla giustizia. Quello che resta, al di là delle sentenze e delle condanne sportive che potrebbero seguire, è l'immagine di un calcio che fatica a liberarsi da antiche e pericolose zavorre, dove la sfida si gioca sul campo ma la paura, a volte, può arrivare dalla tribune.




