Il mistero del Cessna precipitato in Perù, le famiglie e le indagini sulle cause della tragedia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il dolore delle nonne, la disperazione silenziosa che si consuma sui sagrati delle chiese e la rabbia di chi, davanti a una perdita così improvvisa e totale, fatica persino a trovare le parole per esprimere l’incredulità. È un momento di lutto profondo quello che sta attraversando la Lombardia, e in particolare le città di Seregno e Monza, dopo la conferma della morte di Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco, i due giovani ventiquattrenni italiani rimasti vittime dello schianto del Cessna 208B Grand Caravan avvenuto sabato 1° agosto nei pressi di Pueblo Viejo, in Perù.

I corpi dei ragazzi, insieme a quelli degli altri passeggeri e dei due piloti, sono ancora dispersi tra i rottami del velivolo, precipitato in una zona impervia della foresta amazzonica, mentre le rispettive famiglie tentano di elaborare un lutto che si porta via interi nuclei familiari, lasciando dietro di sé solo domande e un silenzio assordante.

Il dolore delle nonne e l'addio ai due giovani

Sul sagrato della chiesa di Seregno, poco prima che iniziasse la funzione religiosa in memoria di Lorenzo, sua nonna si è fermata per un attimo, quasi come se le gambe non reggessero più il peso di quella consapevolezza straziante. Con la voce rotta dal pianto e lo sguardo perso nel vuoto, ha pronunciato parole che suonano come un grido di dolore e insieme come un atto d'accusa verso il destino: “Questa volta ce l'hanno fatta grossa, non rivedrò più il mio Lorenzo”.

Una frase che racchiude in sé tutta l'impotenza di chi, dopo una vita passata a crescere un nipote, si trova a dover fare i conti con una realtà che non avrebbe mai voluto accettare, una verità crudele che si abbatte sulla quotidianità di una famiglia come un macigno inaspettato.

Pochi chilometri più in là, a Monza, la scena che si ripete è simile nella sostanza ma diversa nella forma, con l'altra nonna, quella della famiglia Gianturco-Bianco, che ha compiuto un gesto di grande dignità e forza d'animo, percorrendo a piedi il breve tratto che separa la sua abitazione dalla chiesa della Santissima Trinità degli Artigianelli per ringraziare di persona le circa duecento persone che, nonostante la pioggia e il dolore, avevano voluto esserci per dimostrare la loro vicinanza alla famiglia.

Con le lacrime che le rigavano il volto e la voce resa flebile dall'emozione, ha detto ai presenti: “Sarebbero contenti che siete venuti così in tanti”, quasi a voler cercare un conforto nell'affetto collettivo, un modo per onorare la memoria di quei ragazzi che, se fossero stati ancora in vita, avrebbero sicuramente apprezzato quel gesto di solidarietà.

Le indagini e il giallo della scatola nera

Mentre le famiglie cercano di ricomporre i frammenti di un'esistenza spezzata, gli investigatori peruviani e gli esperti dell'aviazione civile stanno lavorando senza sosta per fare luce su una delle vicende più oscure degli ultimi anni nel settore del trasporto aereo turistico locale.

Al momento, le indagini si concentrano su quattro possibili scenari, nessuno dei quali è stato ancora escluso o confermato con certezza: un improvviso guasto tecnico che potrebbe aver compromesso i sistemi di bordo del velivolo, le condizioni meteorologiche avverse tipiche di quella zona dell'Amazzonia, un fatale errore umano da parte dei piloti o, in alternativa, un cedimento strutturale del Cessna che potrebbe aver causato la perdita di controllo in fase di volo.

Ciò che rende il quadro investigativo particolarmente complesso e avvolto in un alone di mistero è però la constatazione, da parte delle autorità, che a bordo del velivolo precipitato non è stata ancora recuperata la scatola nera, elemento fondamentale per ricostruire gli ultimi istanti di volo e per comprendere le reali dinamiche che hanno portato alla tragedia.

Senza quel dispositivo, che registra i parametri di volo e le conversazioni in cabina di pilotaggio, gli investigatori rischiano di brancolare nel buio, costretti a basarsi unicamente sui rottami recuperati e sulle testimonianze indirette raccolte sul luogo dell'impatto.

La telefonata alla torre di controllo e il giallo sull'allarme

Ad aggiungere ulteriori elementi di incertezza e a trasformare quella che sarebbe potuta essere una semplice, seppur tragica, cronaca di un incidente aereo in un vero e proprio giallo, è la notizia di una telefonata anomala giunta alla torre di controllo poco prima che il contatto con il Cessna andasse perduto per sempre.

Secondo alcune fonti locali, infatti, i piloti avrebbero lanciato un allarme o quantomeno segnalato una situazione di difficoltà, ma i dettagli di quella comunicazione restano al momento riservati e non sono stati resi noti ufficialmente, alimentando così le speculazioni e le ipotesi più disparate sulla natura del guasto o dell'emergenza che avrebbe costretto l'aereo a tentare un atterraggio di fortuna nella giungla.

I consoli italiani, nel frattempo, si stanno attivando per fornire alle autorità peruviane tutte le cartelle cliniche e i documenti necessari per l'identificazione delle vittime, un processo che si preannuncia lungo e travagliato a causa delle condizioni dei corpi e della difficoltà di accesso al luogo del ritrovamento.

La vicenda assume contorni ancora più drammatici se si considera che, a bordo del velivolo, non vi erano solo i due giovani italiani, ma anche i genitori di Matteo Gianturco, scomparsi insieme al figlio in quella che doveva essere una vacanza spensierata e che invece si è trasformata in un incubo senza risveglio per l'intera comunità di Avigliano, paese d'origine della famiglia Gianturco, e per tutti coloro che conoscevano il manager lucano, la moglie e il loro unico figlio.

Il racconto della fidanzata e le ultime ore di silenzio

Tra le voci che spezzano il cuore e che restituiscono tutta l'umanità di una tragedia che sembra uscita da un film, c'è quella di Stefania Barbato, la fidanzata di Lorenzo Angelucci, residente a Inverigo, in provincia di Como, che ha raccontato ai giornalisti i momenti di angoscia vissuti nelle ore successive alla scomparsa del ragazzo.

Con un filo di voce e lo sguardo ancora incredulo di chi non vuole arrendersi all'evidenza, Stefania ha ricostruito gli ultimi istanti di felicità condivisa: “Il volo sarebbe dovuto durare un'ora e mezza, ma erano quattro ore che non avevo sue notizie; sabato verso mezzanotte ho capito sul web il perché”. Sono parole che descrivono perfettamente il tormento di chi, da lontano, tenta di aggrapparsi a un filo di speranza mentre la realtà, spietata e inesorabile, si fa strada attraverso lo schermo di un telefono o le pagine di un sito di notizie.

Solo alle cinque del mattino di domenica, dopo una notte passata in bianco tra la speranza e la disperazione, è arrivata l'ufficialità che Lorenzo era tra le vittime, una comunicazione che ha spazzato via qualsiasi residua illusione e che ha gettato la giovane donna e l'intera famiglia Angelucci in un abisso di dolore dal quale sarà difficile uscire.

L'ultima foto che Lorenzo aveva inviato a Stefania, scattata su una barca poco prima dell'imbarco, è diventata ora l'ultimo ricordo tangibile di un amore interrotto bruscamente, un'immagine che custodisce il sorriso di un ragazzo che non sapeva di stare per salire su un volo senza ritorno.

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