Il parlamento europeo frena sul Mercosur e invia l'accordo alla Corte di giustizia Ue
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Redazione Interno
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Con una maggioranza risicata, che ha visto prevalere i favorevoli per appena dieci voti, il Parlamento europeo ha deciso di sottoporre il trattato commerciale con il Mercosur al vaglio della Corte di giustizia dell'Unione, una mossa che, seppur formalmente costituisca una richiesta di parere legale, di fatto ne sospende l'iter di ratifica per diversi mesi. L'assemblea di Strasburgo, infatti, ha approvato la mozione con 334 sì, 324 no e 11 astenuti, un esito che blocca temporaneamente la procedura dopo la firma ufficiale siglata solo pochi giorni prima in Paraguay, il 17 gennaio, e che consegna ora agli avvocati generali della Corte il compito di esaminare la piena compatibilità dell'intesa con i Trattati europei.
Un voto che fotografa le divisioni politiche continentali
La decisione, accolta con soddisfazione dai gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle e della Lega, mentre ha suscitato rammarico tra le file del Partito Democratico, non rappresenta un mero passaggio procedurale, bensì un atto politico di notevole peso, il quale riflette le profonde divergenze esistenti sul tema all'interno dell'emiciclo. Questo rinvio giudiziario, che alcuni avevano invocato per timori legati alle conseguenze ambientali e alla concorrenza sleale per i produttori agroalimentari europei, posticipa quindi il voto finale sulla ratifica, il quale potrà avere luogo soltanto dopo che la Corte si sarà pronunciata, prolungando così un negoziato commerciale già ultraventennale.
Le reazioni dal mondo economico e produttivo
Dal canto suo, il mondo imprenditoriale ha espresso forte preoccupazione per questo ulteriore intoppo, come dimostrano le parole del presidente dell'Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, il quale, pur nel rispetto dell'esito democratico, ha sottolineato come il voto “fotografi un’Ue spaccata” in un momento storico che richiederebbe invece coesione, aggiungendo che la decisione “fa male a tutta l’Europa”. Una posizione, la sua, che rispecchia l'apprensione di molti operatori di settore i quali temono che il rinvio possa indebolire la posizione negoziale europea in un quadro globale di crescenti tensioni commerciali, specialmente ora che Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti.
Le implicazioni procedurali e il futuro negoziale
L'invio alla Corte di giustizia, tecnicamente finalizzato a verificare la correttezza della base giuridica scelta per l'accordo, introduce dunque una pausa forzata la cui durata è difficilmente stimabile, ma che comunque si protrarrà per non meno di alcuni mesi. In questo lasso di tempo, la Commissione europea – che ha espresso il suo rammarico per l'esito della votazione – e gli Stati membri si troveranno a dover gestire non solo le relazioni con i partner sudamericani, delusi dall'ennesimo stop, ma anche le tensioni interne tra chi vorrebbe accelerare verso l'integrazione commerciale e chi, al contrario, chiede garanzie più stringenti su fronti che spaziano dalla deforestazione amazzonica agli standard produttivi.




