Il Parlamento europeo blocca l'intesa Ue-Mercosur, la Corte di Giustizia dovrà pronunciarsi
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Redazione Interno
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Una maggioranza strettissima, di soli dieci voti, ha deciso la sorte dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e i paesi del Mercosur, che dopo un negoziato protrattosi per oltre un quarto di secolo si vede ora di fatto congelato. Il Parlamento europeo, nel votare – con 334 sì, 324 no e 11 astensioni – per la sospensione della ratifica, ha infatti imposto un parere preventivo alla Corte di Giustizia dell’Ue, alla quale spetterà il compito di verificarne la piena compatibilità giuridica con i trattati vigenti. Una mossa, questa, che rappresenta un’inattesa battuta d’arresto per la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, la quale aveva da poco siglato l’intesa in Paraguay, conferendo al dossier quella spinta finale che sembrava potesse condurlo in porto.
Le preoccupazioni dei settori produttivi e le reazioni politiche
La decisione di Strasburgo, sebbene non precluda del tutto la procedura e lasci aperta la possibilità di un’applicazione provvisoria delle clausole commerciali, è stata accolta con viva preoccupazione da una parte del mondo imprenditoriale, che vi legge un pericoloso rinvio e un’occasione mancata. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha parlato senza mezzi termini di un danno per il Paese, sottolineando come l’intesa porterebbe vantaggi proprio in un periodo di tensioni geopolitiche e di incertezze sui mercati, e attribuendo la responsabilità del blocco, in ambito italiano, ai voti contrari della Lega e del Movimento Cinque Stelle. D’altro canto, diversi settori agricoli europei, tra cui spicca quello risicolo nella zona di Novara, temono da anni gli effetti di quella che considerano una concorrenza sleale, legata a standard produttivi diversi, che potrebbe minacciare i prezzi e la stabilità del mercato interno.
Un iter giudiziario che allontana la ratifica definitiva
L’invio del testo alla Corte di Lussemburgo, pur non avendo carattere di definitività, comporta di fatto una pausa forzata di diversi mesi, se non di più, nel processo di approvazione. I giudici europei dovranno esaminare le complesse disposizioni dell’accordo, valutandone la coerenza con la vasta normativa comunitaria in materie che spaziano dagli appalti pubblici alla protezione ambientale, fino agli aspetti sanitari. È proprio su questi ultimi punti, del resto, che si sono concentrate le critiche più aspre da parte di numerose organizzazioni non governative e di alcuni gruppi politici, i quali sostengono che il patto, nella sua forma attuale, non offra sufficienti garanzie contro il rischio di deforestazione e non tuteli adeguatamente i princìpi sanitari e di benessere animale vigenti in Europa.
Le implicazioni di un negoziato mai semplice
La lunga gestazione dell’accordo, le cui trattative erano iniziate nel lontano 1999, testimonia da sola la delicatezza degli interessi in gioco, che coinvolgono da un lato le esigenze di apertura commerciale e di crescita economica e, dall’altro, la tutela di un modello agricolo e di standard produttivi che l’Unione ha costruito nel tempo. Il voto parlamentare, al di là delle immediate ripercussioni politiche, segnala dunque una frattura non banale sulla direzione da imprimere alle relazioni commerciali internazionali dell’Ue, in un contesto globale reso ancor più instabile dagli sviluppi della politica statunitense, con il presidente Donald Trump nuovamente alla guida della Casa Bianca. Mentre si attende il pronunciamento dei giudici, il negoziato entra così in una nuova fase di stallo, lasciando in sospeso un dossier di rilevanza strategica per le economie di entrambi i blocchi.




