Stop al Mercosur, l'Europarlamento chiede il parere della Corte di giustizia Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La firma dello storico accordo commerciale tra Unione europea e i paesi del Mercosur, avvenuta lo scorso gennaio dopo negoziati lunghi più di vent'anni, si scontra ora con un ostacolo inatteso e di natura procedurale. Il Parlamento europeo, con una votazione dall'esito assai risicato, ha infatti deciso di sottoporre il testo del patto all'esame della Corte di giustizia dell'Unione europea, una mossa che di fatto sospende il percorso di ratifica e getta nuova incertezza sul futuro di un'intesa che mira a creare una delle più vaste aree di libero scambio del pianeta. I deputati, come riportato dai resoconti dell'aula, intendono chiedere ai giudici comunitari di valutare la piena compatibilità degli accordi firmati dalla presidente della Commissione von der Leyen con i Trattati fondativi dell'Ue, una richiesta che alimenta un dibattito già acceso sulle conseguenze economiche e strategiche dell'operazione.

Una battaglia politica sul filo del rasoio

L'approvazione della risoluzione, passata con 334 voti favorevoli contro 324 contrari e un pugno di astensioni, rivela la profonda spaccatura che esiste a Strasburgo su un tema dai forti risvolti geopolitici e settoriali. Da una parte, infatti, si schierano quanti vedono nel patto con Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia un'opportunità irripetibile per le imprese europee, le quali avrebbero così accesso a un mercato potenziale di oltre settecento milioni di consumatori; dall'altra, prevale la preoccupazione per settori considerati sensibili, primo fra tutti quello agricolo, da tempo in allarme per la possibile concorrenza di prodotti latinoamericani che non rispettano, a loro dire, gli stessi stringenti standard comunitari in materia ambientale e di sicurezza alimentare.

Le reazioni in Italia e le garanzie richieste

In questo contesto, le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d'Italia all'Europarlamento offrono un chiaro punto di vista sulla posizione del governo italiano, il quale ha condotto, stando alle sue parole, "una battaglia serrata" per ottenere "importanti salvaguardie". Tra le clausole più rilevanti ottenute nella fase negoziale, viene citata la possibilità di sospendere l'applicazione dell'accordo qualora si verificassero "perturbazioni di mercato" superiori al cinque percento anche in un solo paese membro, uno strumento difensivo pensato proprio per placare le ansie degli agricoltori. Tali misure, secondo l'esponente politico, sono state volute dalla presidente Meloni e dal ministro Lollobrigida, i quali hanno fatto della protezione del Made in Italy agroalimentare uno dei capisaldi della loro azione in sede comunitaria.

Le critiche dal mondo produttivo

Non mancano, tuttavia, voci fortemente critiche verso la decisione dell'Europarlamento, definite da alcuni come un puro atto di "ostruzionismo". Per Confindustria Veneto, ad esempio, il voto di Strasburgo rappresenta una scelta miope, che "presta il fianco a logiche conservative" legate alla difesa di singoli comparti industriali, piuttosto che abbracciare una visione ampia finalizzata a consolidare l'influenza economica e politica dell'Unione europea nel mondo. Una posizione, questa, che sottolinea come il fronte del "sì" all'accordo non sia affatto scomparso e come le resistenze parlamentari possano ritardare, ma non necessariamente azzerare, un processo considerato da molti come strategico in uno scenario globale sempre più competitivo, specialmente ora che Donald Trump è di nuovo alla guida degli Stati Uniti.

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