Il tabaccaio e il ladro: da omicidio volontario a colposo, la pena crolla in appello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marcellino Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio di Pavone Canavese che nel giugno del 2019 sparò uccidendo uno dei ladri che avevano fatto irruzione nel suo esercizio, vedrà ora la sua condanna sensibilmente ridotta. La Corte d’Assise d’Appello di Torino, infatti, ha completamente rivisto il quadro giuridico delineato in primo grado, mutando radicalmente, e non solo per una questione di pene, la natura del fatto.

Il proiettile che stroncò la vita di Ion Stavila, giovane originario della Moldavia, era stato valutato dal tribunale di Ivrea come l’esito di una volontà omicida. Il giudice Valeria Rey, nelle motivazioni della sentenza di primo grado che aveva inflitto al 75enne una condanna a cinque anni, aveva scritto che l’uomo, il quale pure aveva patito una “provocazione”, aveva agito spinto da frustrazione e dal desiderio di “farsi giustizia da sé”, elementi che configurano, appunto, l’omicidio volontario. Una lettura che la difesa ha sempre contestato e sulla quale i giudici d’appello sono ora intervenuti con un’interpretazione opposta.

Quella che in prima istanza era stata giudicata una scelta deliberata di togliere la vita, diventa ora, agli occhi dei magistrati torinesi, una tragica fatalità. La Corte ha stabilito che il gesto del tabaccaio, il quale reagì a un furto in corso, non perseguiva l’intento di uccidere. Ne consegue il ridimensionamento del reato da omicidio volontario a omicidio colposo, una qualificazione che, comportando una minore gravità della condotta, si traduce inevitabilmente in una pena molto più mite: la condanna è stata così ridotta a un anno e otto mesi di reclusione. Una distanza notevole, questa, non solo dai cinque anni iniziali ma soprattutto dalla richiesta di dodici anni avanzata in sede processuale dalla procura di Ivrea.

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