La piazza del Pd contro il referendum, Elly Schlein: “Bologna è bersaglio delle destre, ma questa città è salda”. La leader dem: “Gli italiani non vogliono pagare le guerre di Usa e Israele”
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Redazione Interno
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In una gremita piazza San Francesco, sotto un cielo che sembrava presagire l’arrivo della primavera, Elly Schlein ha scelto il cuore di Bologna per lanciare l’ultimo affondo della campagna referendaria, e lo ha fatto con un discorso che ha legato le sorti della consultazione sulla giustizia a un conflitto internazionale che, nelle sue parole, rischia di riaccendere le tensioni in Medio Oriente. La segretaria del Partito Democratico, con alle spalle il sindaco Matteo Lepore e il presidente della Regione Michele de Pascale, ha infatti voluto ribadire con forza come l’attuale governo, e più in generale le destre, stiano conducendo una battaglia contro la città felsinea che nulla ha a che vedere con il merito delle questioni, bensì con una precisa strategia politica, e ha aggiunto che "gli italiani non vogliono pagare le guerre di Trump e Netanyahu", riferendosi – come si evince dalle cronache locali – a quel contesto di crisi nel Golfo Persico e al blocco nello Stretto di Hormuz che stanno facendo schizzare alle stelle il prezzo dei carburanti, con punte che in alcune regioni hanno toccato i due euro e sessanta al litro, una stangata che ricade pesantemente sulle famiglie e sulle imprese di un Paese che, secondo la leader dem, è già fermo.
La difesa della città e l’attacco concentrato delle destre
“È da un po’ di tempo che abbiamo l’impressione che la nostra città sia diventata di nuovo il bersaglio di un attacco concentrato delle destre”, ha scandito Schlein dal palco, con un tono che lasciava trasparire una certa amarezza, forse alimentata dalle recenti dichiarazioni di esponenti governativi che, a suo dire, avrebbero addirittura definito il sindaco Lepore “un male da estirpare”. Non è la prima volta, ha ricordato, che Bologna finisce nel mirino, ma la città – forte delle sue medaglie al valore della Resistenza – si farà trovare salda nei suoi valori, difendendosi da quelle che ha definito "strumentalizzazioni costanti sulla sicurezza" quando, invece, la sicurezza è competenza del ministero dell’Interno e loro, quelli del governo, tagliano i fondi e non mettono un euro sulla prevenzione o sul controllo del territorio, scaricando così barili pieni di responsabilità sui sindaci. Il riferimento, neanche troppo velato, era alle polemiche su “Città 30” e alle continue accuse di una gestione lacunosa dell’ordine pubblico, temi sui quali la segretaria ha voluto ribadire la più totale solidarietà a Lepore, circondato – nelle sue parole – da una solitudine istituzionale inaccettabile.
Le ragioni del no e la riforma che non migliora la giustizia
Entrando nel vivo della consultazione popolare che porterà gli italiani alle urne il 22 e 23 marzo, Schlein ha motivato l’appello al voto con un’analisi puntuale dei sette articoli in discussione, riforma che – ha detto – non solo non migliora la giustizia per i cittadini, ma rischia addirittura di peggiorarla, mettendo i giudici sotto il controllo del governo e sorteggiando il Consiglio Superiore della Magistratura, quell’organo che la Costituzione ha voluto forte proprio per garantire l’indipendenza della magistratura, unica vera tutela per i cittadini più deboli, per quelli che non hanno né il potere né i soldi per cercare di cavarsela comunque. La segretaria ha citato persino il ministro Nordio, ricordando come egli stesso abbia ammesso che il testo non renderà più veloci i processi e non assumerà il personale di cui la giustizia ha bisogno, né tantomeno stabilizzerà i dodicimila precari del settore; allora – si è chiesta – a cosa serve questa riforma se non a indebolire le garanzie? Da lì l’appello a respingere un impianto normativo che, per come è stato confezionato, sembra pensato più per un disegno politico più ampio, quello del premierato, che per rispondere alle reali esigenze di efficienza del sistema giudiziario italiano.
L’abbraccio ai lavoratori di ItaliaMeteo e la mobilitazione dei rider
Prima di salire sul palco, la segretaria ha incontrato una delegazione dei lavoratori di ItaliaMeteo, l’agenzia di ricerca con sede al Tecnopolo di Bologna che il governo ha deciso di trasferire a Roma, una scelta che Schlein non ha esitato a definire “un licenziamento mascherato”. Spostare dipendenti di trecentocinquanta chilometri con una settimana di preavviso, ha tuonato, non è organizzazione del lavoro ma volontà di destituire un team di ricerca che lavora su questioni strategiche per il Paese, come la meteorologia e il clima, in una nazione tra le più esposte agli eventi atmosferici estremi. Accanto a loro, in piazza, c’erano anche i rider, quelli delle consegne a domicilio, che proprio ieri avevano animato una mobilitazione nazionale per chiedere tutele e contratti dignitosi. E qui Schlein ha operato un parallelismo sottile ma efficace: un giudice meno indipendente, ha domandato, avrebbe avuto la stessa forza di commissariare le multinazionali per imporre il rispetto dell’articolo 36 della Costituzione, quello che vieta i salari da fame? La domanda, retorica, è rimasta sospesa nell’aria della piazza, raccogliendo gli applausi di una folla stimata in circa duemila persone, un segnale – per i dem – che la mobilitazione c’è e che la vittoria, forse, non è così scontata per chi quel referendum lo ha voluto.
Description: Elly Schlein a Bologna per il No al referendum: attacco alle destre su giustizia, caro carburanti e crisi internazionale. Solidarietà a rider e lavoratori ItaliaMeteo.




