Addio ad Alessandro Tiberti, storica voce Rai sportiva

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo dell'informazione, e in particolare quello sportivo, è oggi in lutto per la scomparsa di Alessandro Tiberti, spentosi all'età di 61 anni dopo una lunga malattia affrontata, come tutto nella sua vita professionale, con una forza d'animo non comune. La Rai, azienda per la quale ha lavorato incessantemente per oltre tre decenni diventandone un volto e una voce familiare a milioni di telespettatori, ha diffuso la notizia con un comunicato ufficiale, esprimendo la propria “profonda tristezza” e stringendosi ai familiari in un momento di così grave dolore. La nota pubblicata dall'azienda di viale Mazzini, che lo ricorda con “affetto e riconoscenza”, lo addita a modello per il futuro, “come esempio di giornalismo al quale continuare a fare riferimento”, parole che fotografano il rispetto e la stima guadagnati in una intera carriera.

Una carriera costruita sulla preparazione e sulla versatilità

La parabola professionale di Tiberti, che mosse i primi passi a Teleroma prima di approdare nel servizio pubblico, si è distinta per una rara capacità di spaziare tra discipline sportive diverse con uguale efficacia e competenza. La sua preparazione certosina, che molti colleghi hanno sottolineato nei ricordi che in queste ore lo celebrano, non conosceva gerarchie tra sport maggiori e cosiddetti minori, dedicando a ognuno lo stesso rigore e la stessa passione. Questo approccio metodico, unito a una naturale disponibilità nei confronti di colleghi e collaboratori, ne ha plasmato la figura di professionista serio e completo, capace di realizzare servizi di alto livello su qualsiasi argomento gli venisse affidato, dalle Olimpiadi ai campionati di nicchia.

Il ricordo di un collega che era prima di tutto un amico

Oltre alla professionalità indiscussa, ciò che emerge con forza dalle reazioni alla sua perdita è il ricordo del suo spessore umano, qualità che rendeva il rapporto di lavoro qualcosa di più profondo. Tiberti, descritto da molti come un “amico prima che un collega”, lascia un vuoto che va ben al di là della semplice assenza in redazione o negli studi di via Novara. La sua battaglia personale contro la malattia, affrontata con il medesimo coraggio che traspariva dal suo giornalismo, ha ulteriormente cementato l'ammirazione di chi gli è stato vicino, trasformando la sua figura in un esempio non solo lavorativo ma anche di dignità e resilienza.

Un lascito che va oltre i traguardi professionali

La scomparsa di una firma così significativa del giornalismo sportivo italiano rappresenta una perdita per l'intero settore, privato di un interprete capace di coniugare la conoscenza tecnica a una comunicazione chiara e appassionata. Il suo percorso, tutto interno al servizio pubblico, resta a testimonianza di come si possa costruire, nel tempo, un'autorevolezza basata sulla sostanza e sulla dedizione, piuttosto che sulla semplice esposizione mediatica. L’eredità che Tiberti lascia, fatta di rigore, umanità e amore per il racconto sportivo in tutte le sue forme, costituisce davvero un punto di riferimento per le nuove generazioni di giornalisti, chiamate a raccogliere un testimone divenuto improvvisamente più pesante.

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