Addio ad Alessandro Tiberti, la storica voce di Rai Sport
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Redazione Sport
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La Rai annuncia con un comunicato ufficiale la scomparsa di Alessandro Tiberti, spentosi all’età di sessantun anni dopo una lunga malattia, privando il giornalismo sportivo di una delle sue figure più solide e rispettate. La notizia, diffusa ieri, ha gettato nello sconforto i colleghi e quanti, in oltre tre decenni di carriera, ne hanno apprezzato le indiscusse doti professionali e la rara umanità. L’azienda di Viale Mazzini, ricordandolo con “affetto e riconoscenza”, ha voluto sottolineare come il suo lavoro costituisca un riferimento imprescindibile per chiunque operi nel settore, un esempio di competenza che andava ben oltre il semplice racconto delle gesta atletiche.
Una carriera spesa al servizio dello sport
Tiberti, che con la sua voce e il suo volto aveva accompagnato generazioni di telespettatori, ha costruito la sua lunga esperienza in Rai – dove ha lavorato ininterrottamente per più di trent’anni – muovendosi con uguale disinvoltura e preparazione tra discipline diverse. La sua firma, caratterizzata da un’approfondita conoscenza tecnica e da una dedizione certosina, si è distinta anche nella copertura di sport spesso considerati, a torto, di minor seguito, ai quali sapeva restituire dignità e centralità attraverso servizi di alta qualità. Questo approccio, privo di gerarchie precostituite e sempre attento al dettaglio, gli valeva la stima incondizionata dell’ambiente, che in lui riconosceva non solo un professionista serio ma anche una persona di straordinaria disponibilità.
Il ricordo di un collega e di un amico
Oltre alle indubbie capacità, ciò che emerge dai tributi che lo ricordano è il profilo umano di un uomo che ha affrontato con forza d’animo e riservatezza una difficile battaglia personale, senza mai far trasparire il peso della malattia nel suo impegno quotidiano. La sua figura viene descritta come quella di un “amico prima che un collega”, una presenza capace di creare un clima di collaborazione e rispetto, qualità che lo rendevano un punto di riferimento per chiunque gli stesse accanto. La sua scomparsa, dunque, lascia un vuoto che non è solo professionale ma anche, e forse soprattutto, umano, in un mondo che spesso privilegia la velocità alla profondità.
Un esempio di giornalismo che rimane
Il messaggio della Rai, nel ricordarne lo “spessore umano” e le “grandi capacità professionali”, delinea il ritratto di un giornalista completo, per il quale l’accuratezza dell’informazione e il rigore della narrazione non erano mai disgiunti dalla passione autentica per lo sport e dal rispetto per le persone. Il suo metodo di lavoro, basato su una documentazione scrupolosa e su una narrazione chiara ed efficace, rappresenta un’eredità preziosa per l’intera redazione, chiamata ora a proseguire senza una delle sue colonne storiche. La sua lezione, fatta di competenza e umanità, resta un modello per un’informazione sportiva di qualità.




