Stop ai furbetti dell’artigianato, dal 7 aprile multe fino all’1% del fatturato per chi abusa del termine “artigianale”
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Redazione Economia
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Scatta da oggi, 7 aprile 2026, una stretta che l’intero comparto produttivo attendeva da anni, quella capace di restituire dignità a una parola – “artigianato” – troppo spesso svuotata di significato da chi la utilizzava come un semplice specchietto per le allodole. La nuova Legge annuale per le PMI, entrata in vigore proprio nelle ultime ore, riserva d’ora in poi le denominazioni “artigianato” e “artigianale” esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane; un giro di vite, questo, che non ammette più zone grigie né interpretazioni creative. Chi viola la norma, spiegano dall’associazione Confartigianato – che ha sostenuto il provvedimento con determinazione – dovrà fare i conti con sanzioni pesantissime: si va fino all’1% del fatturato annuo, con un minimo fissato a 25mila euro. Una cifra, quest’ultima, studiata per scoraggiare qualsiasi tentativo di elusione, specie da parte di quelle realtà che avevano trasformato l’etichetta “artigianale” in un puro strumento di marketing.
Il caso romano: oltre la metà delle imprese alimentari senza i requisiti
Per capire la portata del fenomeno, basta guardare a quanto accaduto nella Capitale, dove un’inchiesta recente ha portato alla luce numeri da record. Su 6.500 imprese del settore alimentare – parliamo di panifici, pizzerie, pasticcerie e gelaterie – ben 3.300 dichiaravano di essere artigiane pur non possedendone i requisiti di legge. Tradotto: oltre il 50 per cento. In vetrina, insomma, si prometteva al cliente – magari un turista ignaro o un avventore di passaggio – un prodotto di prima qualità, lavorato con perizia e genuinità direttamente dal professionista in negozio. Nel retrobottega, però, la realtà era ben diversa: merce già pronta, acquistata già confezionata e sigillata sottovuoto, stipata in scatole di cartone senza che nessuna mano artigiana l’avesse mai sfiorata. Un inganno, quello dei finti artigiani del gelato e della pizza, che aveva trasformato un marchio di valore in un semplice contenitore commerciale.
L’appello della Cna Calabria: adeguamento regionale senza rinvii
Non tutte le regioni, però, si trovano nelle stesse condizioni operative, e il rischio di un’applicazione disomogenea della nuova legge è tutt’altro che remoto. A sollevare il problema è stata la Cna Calabria, che attraverso il proprio presidente Cugliari – il quale ha parlato senza mezzi termini di “scelta di campo” – ha chiesto un intervento immediato. “Si tratta di decidere da che parte stare – ha dichiarato Cugliari – dalla parte di chi usa parole vuote per vendere di più, o dalla parte di chi ogni giorno costruisce valore vero, spesso in silenzio”. Per questo motivo, l’associazione calabrese ha sollecitato un adeguamento della normativa regionale in via autonoma e tempestiva, senza subordinare il passaggio a riforme più ampie, senza compromessi e senza ulteriori rinvii. Una richiesta, questa, che mira a garantire una piena ed immediata applicazione delle nuove disposizioni anche nelle aree dove il sistema di controllo risulta storicamente più fragile.
Multe fino all’1% del fatturato: una svolta per tutelare chi lavora bene
La novità contenuta nella Legge annuale per le Pmi, dunque, non è soltanto un esercizio di stile normativo, ma rappresenta un vero e proprio giro di vite contro i cosiddetti “furbetti dell’artigianato”. Le sanzioni – ribadiamolo – sono pesantissime: si parte da un minimo di 25mila euro e si può arrivare fino all’1% del fatturato complessivo dell’impresa che utilizza indebitamente quei termini. Un meccanismo pensato per colpire dove duole di più, cioè nel portafoglio, e per restituire fiato a quelle migliaia di piccole imprese che, ogni giorno, rispettano le regole, pagano le tasse e producono con le proprie mani senza poter contare su facili scorciatoie lessicali. Per chi, invece, aveva costruito la propria strategia commerciale sull’ambiguità terminologica – magari vendendo prodotti industriali come se fossero lavorazioni artigianali – la musica è cambiata radicalmente. E il conto, da oggi, è salato.




