Stop ai “finti artigiani” da domani: Confartigianato esulta, ma il gelato resta fuori dalla stretta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dal 7 aprile 2026, una cesura normativa netta ridisegna i confini semantici e legali del “fatto a mano”. La legge annuale per le PMI, entrando finalmente in vigore, riserva le denominazioni “artigianato” e “artigianale” esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane. Una svolta, questa, che di fatto estirpa un abuso ormai cronico: quello dei cosiddetti “furbetti dell’artigianato”, soggetti che utilizzavano quei termini per drapocciare una patina di genuinità su prodotti e servizi privi dei necessari requisiti. L’associazione di categoria, attraverso la voce del presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Armando Sartori, non ha nascosto un certo sollievo, parlando apertamente di “fine della concorrenza sleale” e di una vittoria per “l’autentica eccellenza”.

Sanzioni fino all’1% del fatturato, un minimo di 25mila euro

La portata del provvedimento non è meramente simbolica, ché anzi si accompagna a un apparato punitivo di tutto rispetto. Per chi verrà sorpreso a spacciare come artigianale ciò che artigiano non è, scatteranno multe salate: si va fino all’1% del fatturato annuo, con un importo minimo fissato a 25.000 euro. Una cifra, quest’ultima, pensata per scoraggiare anche le piccole realtà tentate dall’abuso. Dall’associazione fanno sapere che la stretta era attesa da anni e che la loro stessa azione di pressing – condotta con determinazione – ha contribuito in maniera decisiva a portare a casa il risultato. La tutela del consumatore, in quest’ottica, diventa il corollario inevituale: chi acquista un prodotto etichettato come “artigiano” avrà la certezza legale, e non solo una promessa di facciata, che dietro quel bene vi sia effettivamente il lavoro, l’ingegno e la passione di un imprenditore iscritto all’Albo.

Il paradosso del gelato: nessuna norma, nonostante i titoli roboanti

Eppure, come spesso accade quando si legifera a compartimenti stagni, c’è un’eccezione che rischia di sgretolare la narrazione trionfalistica. Il gelato artigianale, nonostante i titoli a dir poco roboanti comparsi sulla stampa nella mattina di Pasqua – “stop ai finti artigiani”, “giro di vite definitivo” – resta fuori da questo perimetro. Nessuna norma, né tantomeno la legge n.34 dell’11 marzo 2026 (quella che entrerà in vigore domani), ha introdotto una definizione cogente per il comparto gelatiero. Lo si apprende quasi per incidente, tra le righe di un’analisi che smonta una certa retorica trionfalistica: la quiete di una mattina di sole, avvolti dalla sospensione pasquale, è stata squarciata da quelle che si rivelano essere, a conti fatti, letture frettolose e imprecise del provvedimento.

Una tutela selettiva che lascia aperti alcuni fronti

La legge, insomma, colpisce duro ma non ovunque. Se per il panificatore, il falegname o il restauratore iscritti all’Albo arriva una boccata d’ossigeno (e per i loro concorrenti sleali una doccia fredda), per chi produce gelato utilizzando materie prime fresche e lavorazioni manuali non cambia poi molto. Resta l’assenza di una norma ad hoc, nonostante le aspettative che alcuni titoli avevano alimentato. La tutela del consumatore, per quanto rafforzata in molti settori, mostra così il suo lato frammentario. E mentre Confartigianato esulta per la fine della concorrenza sleale in ampie aree del mercato, altri comparti restano in attesa di una chiarezza che, per ora, non è stata loro concessa.

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