Cortei per la Palestina in tutta Italia, ddl antisemitismo e armi al centro delle proteste
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Redazione Interno
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Bandiere palestinesi, striscioni arcobaleno e un grande telo composto da riquadri colorati con disegni e messaggi di pace. Un fiume colorato ha attraversato sabato mattina il centro di Saronno per chiedere la fine della guerra a Gaza, il rispetto dei diritti del popolo palestinese e lo stop al genocidio. La mobilitazione, organizzata dalla Rete Palestina Anima Mundi con il coordinamento "4 Passi di Pace", ha richiamato attivisti saronnesi e cittadini arrivati dai comuni vicini, da Uboldo a Castellanza, fino a Vanzago.
Il ritrovo era fissato alle 10 in piazza San Francesco, davanti alla chiesa, dove i partecipanti si sono radunati con bandiere, striscioni e cartelli. La mattinata si è aperta con la recita della preghiera di San Francesco, seguita da una riflessione sulla Giornata mondiale della salute mentale, che ricorre proprio il 10 ottobre. È stato ricordato come la guerra abbia conseguenze profonde non soltanto sulla sicurezza e sulle condizioni di vita delle popolazioni coinvolte, ma anche sul loro benessere psicologico.
Paura, violenze, lutti e perdita della propria casa lasciano ferite che possono accompagnare le persone per anni, soprattutto i bambini.
Il corteo di Pisa e le richieste dei manifestanti
Qualche centinaio di persone ha sfilato nel pomeriggio anche in centro a Pisa per chiedere la fine della guerra a Gaza e rilanciare il boicottaggio di Israele. Il corteo è partito da piazza XX Settembre, ha attraversato corso Italia fino a piazza Vittorio Emanuele, dove ha invertito la marcia, ed è tornato sui lungarni, raggiungendo infine la prefettura. La manifestazione si è svolta pacificamente, senza incidenti.
Promossa dal Coordinamento per il boicottaggio di Israele di Pisa insieme ad altre sigle, l'iniziativa faceva parte della giornata di mobilitazione nazionale "La fine del genocidio è la fine del sionismo", convocata dalle organizzazioni palestinesi. Tra i partecipanti erano presenti rappresentanti della comunità palestinese e l'imam di Pisa, Muhammad Khalil, insieme a Usb, Potere al Popolo, Pisa per la Palestina, Cristiani per la pace, Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e altre realtà cittadine.
Durante il passaggio dei manifestanti lungo corso Italia, le forze dell'ordine hanno presidiato alcune attività commerciali considerate possibili obiettivi di contestazione da parte dei gruppi pro Palestina, che le ritengono sostenitrici di Israele.
Milano e il corteo da piazza della Repubblica
In centinaia hanno partecipato a Milano al corteo partito da piazza della Repubblica, promosso dai Giovani palestinesi di Milano. Ad aprire la manifestazione uno striscione con la scritta "From the river to the sea Palestine will be free. Contro il genocidio, la guerra, il sionismo e ogni complicità. Palestina libera dal fiume fino al mare". In piazza sventolavano le bandiere di Alleanza Verdi Sinistra, Potere al Popolo e Rifondazione comunista, con la presenza anche di Al Cobas, Carc, Amnesty International, Cambiare Rotta e Unione degli Universitari.
"Dopo tre anni di genocidio a Gaza, il popolo palestinese continua a subire massacri. Nonostante il calo dell'attenzione mediatica e le narrazioni di pacificazione, l'oppressione non si è fermata. È nostro dovere riportare la lotta palestinese al centro del dibattito politico e popolare in Italia", hanno dichiarato gli organizzatori. Il corteo si è snodato attraverso il centro cittadino con arrivo in piazza San Babila.
Ferrara e il legame con il ddl antisemitismo
Un centinaio di persone è sceso in piazza Cattedrale anche a Ferrara, dove il gruppo Ferrara per la Palestina ha organizzato una manifestazione a tre anni dall'inizio del genocidio. Tra kefiah e bandiere palestinesi mosse dal vento, sono spuntati due cartelli con la fotografia di un bambino e una scritta: "Sono un bambino che lotta per la pace e la giustizia, ma nonostante questo, hanno voluto silenziare la mia voce. Sono stato colpito da un missile lanciato da un aereo che mi ha fratturato il cranio, e sono quasi morto, ma Dio è più grande e più forte di tutti loro.
Sto soffrendo per la mia ferita, ma non mi sono arreso, e sto ancora lottando per la libertà e la pace". La mobilitazione ferrarese si è inserita in un contesto di protesta nazionale contro il disegno di legge sull'antisemitismo, presentato dal senatore della Lega Massimiliano Romeo e già approvato dal Senato il 4 marzo. Il testo prevede l'adozione della definizione operativa di antisemitismo elaborata dall'International Holocaust Remembrance Alliance e dei relativi indicatori, insieme a misure di prevenzione e contrasto.
È proprio attorno alla definizione Ihra e alla sua applicazione che si concentra la protesta del collettivo ferrarese. "Lo scopo di questa legge è affermare che antisionismo e antisemitismo sono la stessa cosa. Non è altro che l'ennesimo tentativo del governo di reprimere chi lotta per i diritti e la liberazione del popolo palestinese, e soprattutto per mettere un bavaglio al mondo dell'università e della scuola", avevano scritto dal gruppo in un comunicato diffuso nei giorni precedenti.
Le richieste comuni e il quadro nazionale
Al centro delle mobilitazioni che hanno attraversato la penisola figurano tre richieste principali: il rispetto del diritto internazionale, l'introduzione di sanzioni e di un embargo contro Israele e la tutela della libertà di esprimere il proprio dissenso. Gli organizzatori chiedono inoltre di interrompere ogni forma di complicità con quelle che definiscono politiche genocidarie e colonialiste israeliane.
La giornata di mobilitazione nazionale, promossa da Movimenti Studenti Palestinesi, Giovani Palestinesi d'Italia, Associazione dei Palestinesi in Italia e Unione Democratica Arabo-Palestinese, ha visto cortei anche a Roma, Napoli, Bologna e Torino.
A Ferrara, in particolare, la rappresentante Nesrin ha elencato le istanze del gruppo: "Chiediamo lo stop alla guerra e all'economia di guerra, il blocco immediato del riarmo contro l'aumento della spesa militare e dell'invio, vendita e transito delle armi da e verso l'entità sionista, la rescissione da ogni accordo di cooperazione militare, economica e accademica, il ritiro immediato del Ddl antisemitismo e dei cosiddetti decreti Sicurezza e di tutte le misure repressive contro il movimento di solidarietà".
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