Nba, quei Lakers eliminati da Oklahoma: a Cleveland è già 2-2

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’epilogo, per quanto atteso da molti osservatori alla vigilia del primo incrocio, reca comunque con sé il peso incongruo di una resa senza appello. I Los Angeles Lakers, trascinati nelle ultime sere da un LeBron James che pareva voler rinviare l’inevitabile – e da un Austin Reaves capace di gestire possessi decisivi sotto pressione – hanno dovuto cedere il passo a Oklahoma City, che archivia la pratica in quattro gare. Il 115-110 della quarta sfida, consumato sul parquet della Crypto.com Arena, fotografa una serie finita 4-0, la prima delle semifinali occidentali a trovare un verdetto. Gli uomini di coach Daigneault, campioni in carica e primi nel West, tornano così a disputare la finale di Conference; li attende il vincitore del combattutissimo 2-2 tra San Antonio Spurs e Minnesota Timberwolves, con l’aggiunta, per gli Spurs, della notizia relativa a Victor Wembanyama: il francese, espulso in gara 4 per una gomitata sul volto di Naz Reid, non è stato in seguito squalificato.

L’assenza che pesa, la panchina e lo scenario gialloviola

Difficile, nel ricostruire il copione dello sweep subito da Los Angeles, non soffermarsi sulla figura di Luka Doncic. Lo sloveno, seguiva la sfida dalla panchina indossando una tuta nera – l’ennesima partita saltata per uno stiramento di secondo grado al bicipite femorale che lo tiene lontano dal campo da quindici gare – ha rappresentato l’assenza più ingombrante per l’attacco gialloviola. Senza il suo playmaking, la squadra ha retto a tratti, ma l’urto fisico e la profondità di rotazione di Oklahoma si sono rivelati argini troppo alti. A chiudere il match sono stati, prevedibilmente, Shai Gilgeous-Alexander – freddo nei possessi decisivi – e un Ajay Mitchell che conferma l’andamento crescente delle sue ultime uscite stagionali. La volata finale dei Thunder ha annullato ogni tentativo di rientro locale, lasciando i Lakers con l’unica certezza di una finestra competitiva che, ora, andrà riaperta da qualche altra parte.

La pazzesca rimonta di Cleveland, donovan mitchell da record

Nell’altra semifinale, la serie tra Cleveland Cavaliers e Detroit Pistons offre invece un equilibrio che la differenza nei piazzamenti a Est non lasciava presagire. Detroit era partita forte, aveva vinto due delle prime tre gare, e nel primo tempo di gara 4 sembrava poter allungare ulteriormente. Poi, però, è accaduto l’evento inaspettato: i Cavs hanno firmato un parziale di 24 punti a zero a cavallo dell’intervallo lungo, ribaltando l’inerzia con una violenza rara. È stata la cerniera tattica a fare la differenza, ma anche e soprattutto la prestazione di Donovan Mitchell: 39 dei suoi 43 punti totali sono arrivati nel solo secondo tempo, una sequenza offensiva che ha del clamoroso perfino per i canoni della moderna Nba. Cleveland, trascinata da quel tour de force del suo numero 45, ha così pareggiato la serie sul 2-2, riaprendo un confronto che sembrava già avviato verso la chiusura anticipata.

Le statistiche che restano, tra volate e parziali epocali

Nei numeri di questi due incroci si leggono bene le dinamiche fin qui emerse. Il 115-110 di Oklahoma City a Los Angeles sancisce la capacità dei Thunder di vincere anche le partite sporche, quelle in cui i ritmi si abbassano e l’efficienza offensiva cede il passo alla resistenza difensiva. D’altro canto, il 24-0 di Cleveland sul finire del primo tempo non è solo un dato statistico, ma il segnale di una reattività mentale che spesso manca alle squadre giovani. I Pistons, colti di sorpresa da quella valanga, non hanno più recuperato il controllo. Per i Cavaliers, il momento di Mitchell diventa il faro del resto della serie, mentre per i Thunder la via verso la finale occidentale è aperta.

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