Ex vertici Conad indagati: maxi sequestro e nuovi sviluppi nell’inchiesta
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Redazione Economia
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Nuovi sviluppi nell’inchiesta che vede coinvolti gli ex vertici di Conad, con la Guardia di Finanza che ha eseguito ulteriori perquisizioni e acquisito documenti rilevanti giovedì scorso. Le indagini, coordinate dal procuratore capo reggente Francesco Caleca e dalla pm Michela Guidi, hanno portato al sequestro preventivo di beni per un valore di 36 milioni di euro, a carico dell’ex amministratore delegato Francesco Pugliese, dell’ex direttore finanziario Mauro Bosio e di altri sette indagati. Le accuse, che si intrecciano in un quadro complesso, includono corruzione tra privati e autoriciclaggio, in un caso nato da un esposto presentato dai legali rappresentanti delle cooperative Conad Nord Ovest e Conad Centro Nord, che si ritengono parti lese.
Tra i beni sequestrati spiccano oggetti di lusso, come Rolex Daytona, auto sportive e sigari toscani, che sembrano raccontare uno stile di vita opulento, lontano dall’immagine sobria del gruppo cooperativo. Non mancano riferimenti a una società costituita per «fittizie prestazioni di consulenza», strumento attraverso cui Pugliese e Bosio avrebbero preparato il loro passaggio a una pensione dorata. Un quadro che, se confermato, delineerebbe un sistema di benefici illeciti ben strutturato.
L’inchiesta si è ampliata ulteriormente con l’emersione di un nome già noto alle cronache giudiziarie: Raffaele Mincione, broker internazionale coinvolto nello scandalo finanziario che ha travolto il Vaticano negli anni scorsi. Mincione, condannato in primo grado insieme al cardinale Giovanni Angelo Becciu per la vicenda legata all’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra, sembra ora essere collegato anche alla vicenda Conad. La sua presenza nelle carte dell’inchiesta aggiunge un ulteriore tassello a un quadro già intricato, che vede intrecciarsi affari opachi e relazioni pericolose.
Al centro delle indagini c’è l’acquisizione dei negozi del gruppo francese Auchan da parte di Conad, operazione nella quale si sospettano irregolarità. Pugliese e Bosio, secondo gli investigatori, avrebbero costituito una fiduciaria per ricevere false consulenze da parte di imprenditori, creando un sistema di flussi finanziari opachi. Le perquisizioni hanno portato alla luce documenti che potrebbero rivelare ulteriori dettagli su queste operazioni, mentre la Guardia di Finanza continua a lavorare per ricostruire l’intera filiera degli illeciti.




