La telecamera nell’ambulanza e quel cacciavite: i nuovi risvolti nell’inchiesta su Luca Spada

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È la mattina del 26 novembre 2025, e Luca Spada, il 27enne di Meldola finito al centro di un’inchiesta della Procura di Forlì per una serie di morti sospette, guarda dritto nell’obiettivo di una telecamera che non sapeva essere lì. Il frame, finito agli atti degli investigatori, lo coglie mentre si rivolge a un collega – un certo Radu – con una domanda carica di un nervosismo che per gli inquirenti rappresenta adesso un tassello fondamentale: “C’è una telecamera, non ti sembra?”. Quel dubbio, espresso ad alta voce, arriva a poche ore dalla morte dell’85enne Deanna Mambelli, deceduta il giorno prima proprio su quel mezzo a seguito di un’embolia, quando il sistema di videosorveglianza – piazzato proprio dai carabinieri – aveva inspiegabilmente smesso di funzionare.

Un’ispezione con un cacciavite e la scusa delle lenzuola

La reazione del 27enne, lungi dall’essere un semplice moto di curiosità, si è trasformata rapidamente in un’operazione di rimozione. Stando a quanto ricostruito attraverso le dichiarazioni dei testimoni che verranno nuovamente sentiti nei prossimi giorni – inclusi i colleghi della Croce Rossa di Forlimpopoli e persino una socia di un’agenzia di pompe funebri – Spada avrebbe armeggiato a lungo con il dispositivo. Utilizzando un cacciavite, l’uomo avrebbe tentato di forzare il vano che conteneva la videocamera, giustificandosi con una collega presente in servizio con una scena surreale: disse di essere alla ricerca di lenzuola, un pretesto che per gli inquirenti non ha fatto altro che evidenziare la consapevolezza della propria esposizione. Quel fotogramma, dove si vede l’indagato intento a scrutare il dispositivo, rappresenta per la Procura la prova di un allarme scattato troppo tardi.

La sorveglianza tecnica e il guasto fatale

La vicenda affonda le sue radici in un’indagine complessa, avviata dai carabinieri per monitorare i trasferimenti di pazienti anziani a bordo delle ambulanze, trasporti durante i quali si era registrata una “concentrazione abnorme” di decessi. I militari avevano quindi installato sistemi di ripresa e intercettazioni ambientali sul mezzo, sperando di cogliere l’autista-soccorritore in flagranza. Eppure, il giorno della morte della Mambelli – avvenuta durante un trasporto secondario non urgente – la telecamera era guasta. Nonostante il pedinamento della gazzella dei carabinieri, che seguiva il mezzo, l’anziana perse la vita a causa di quella che l’autopsia descrisse come una copiosa massa gassosa iniettata nel circolo sanguigno, una procedura che, secondo l’accusa, sarebbe stata eseguita in meno di un minuto sfruttando l’accesso venoso della paziente.

I nuovi interrogatori tra colleghi e rapporti esterni

Nel frattempo, l’inchiesta non si è fermata all’arresto. Per verificare la versione fornita da Spada ai magistrati – che al momento si dichiara innocente – i carabinieri di Forlì hanno avviato un nuovo giro di interrogatori tra i testimoni. Si cercherà di capire cosa accadesse realmente abitualmente a bordo di quelle lamiere, focalizzando l’attenzione sui colleghi che hanno condiviso i turni con lui e su eventuali complicità esterne, in particolare quelle legate al mondo delle onoranze funebri. Le intercettazioni hanno già rivelato dialoghi agghiaccianti in cui l’indagato si vantava di aver “fatto un morto” o riceveva complimenti per i decessi, lasciando intendere un possibile movente economico legato alla gestione delle salme.

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