L’Al-Hilal perde il titolo nel fotofinish, Inzaghi si arrende all’Al-Nassr di Ronaldo: “Con 84 punti di solito si vince”
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Redazione Sport
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Riad – Due punti. Un margine così esiguo da sembrare quasi una beffa per Simone Inzaghi, la cui avventura sulla panchina dell’Al-Hilal si è chiusa con l’amarezza di un secondo posto che sa di déjà vu. La vittoria per 1-0 contro l’Al-Fayha nell’ultima giornata della Saudi Pro League, firmata da un gol tardivo di Mandash e da un rigore fallito da Ruben Neves, non è stata sufficiente a scavalcare l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo, che contestualmente travolgeva il Damac per 4-1 aggiudicandosi il titolo nazionale. Per il tecnico piacentino, reduce da esperienze analoghe sulla panchina dell’Inter, il copione è crudele ma identico: la squadra più forte sulla carta, quella che per mesi ha dominato la classifica, si è vista soffiare lo scettro sul filo di lana.
Il vantaggio dilapidato e il record amaro dell’imbattibilità
Se c’è un dato che fotografa la delusione biancazzurra è certamente il divario di sette punti che l’Al-Hilal vantava sui rivali cittadini ancora a gennaio. Un’ecatombe di punti persa per strada, nonostante la formazione di Inzaghi abbia chiuso la stagione come l’unica squadra professionistica al mondo a non aver mai perso una partita nei novanta minuti o nei supplementari. “Solitamente con 84 punti l’avremmo potuto vincere – ha dichiarato Inzaghi a fine partita, citato dai media locali – così non è stato, ma alla fine negli spogliatoi ho ringraziato i giocatori”. Il rammarico, evidente nella voce del tecnico, si scontra con la realtà della classifica: l’Al-Nassr ha chiuso a quota 86, costringendo l’Al-Hilal a inchinarsi nonostante una rosa di altissimo livello e un cammino complessivo privo di sconfitte.
Infortuni e turnover: i “se” della stagione di Inzaghi
Nel commentare un epilogo così doloroso, l’allenatore ex Inter ha voluto però evitare di addossare le colpe esclusivamente alla sfortuna, elencando invece una serie di variabili oggettive che hanno minato la continuità del gruppo. “Per me sono stati straordinari, tra mille difficoltà, infortuni, cambi nella rosa – ha spiegato – momenti complicati e pochissimo tempo per lavorare, praticamente sono state due stagioni in una”. Il riferimento, più o meno velato, è al Mondiale per Club disputato in estate, un impegno che ha compresso la preparazione estiva e ha costretto il mister a gestire una rosa in continua evoluzione. Oltre alla Saudi Pro League, infatti, l’Al-Hilal ha dovuto incassare anche l’eliminazione in AFC Champions League 2 (l’equivalente dell’Europa League asiatica), uscendo ai rigori contro l’Al-Sadd di Roberto Mancini in una sfida che “ai supplementari potevamo chiaramente vincere”.
La rivincita di Ronaldo e il poker decisivo
Dall’altra parte del campo, ad esultare, c’è ovviamente Cristiano Ronaldo. L’asso portoghese, che inseguiva questo trofeo dalla sua approdo in Medio Oriente, ha letteralmente steso il Damac con una doppietta che porta il suo score personale a quota 973 reti in carriera, consolidando un mito che non accenna a spegnersi. Prima dei suoi due sigilli, a spianare la strada all’Al-Nassr ci avevano pensato Mané e Coman, autori di una prestazione sontuosa che ha messo la ciliegina sulla torta di una rimonta storica durata tre stagioni e mezza. Se per Inzaghi si tratta della conferma di una strana “maledizione” che lo vede spesso vincitore di coppe ma battuto sul filo di lana nei campionati, per Ronaldo – che era reduce dalla delusione della finale persa nella AFC Champions League – questo titolo rappresenta la prima gioia nazionale in Arabia, un riscatto personale dopo tante critiche. L’Al-Hilal, dal canto suo, deve così accontentarsi della sola King Cup, un trofeo magro per le ambizioni di un club abituato a vincere tutto.




