Meloni registra la voce all’Ue contro i deepfake: la mossa per proteggere l’identità digitale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni ha depositato il proprio timbro vocale presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) per difendersi dal rischio di utilizzi falsificati della sua voce attraverso i sistemi di intelligenza artificiale. La presidente del Consiglio ha registrato un breve file audio con la frase “Io sono Giorgia Meloni”, trasformando la propria voce in un elemento da tutelare contro possibili clonazioni digitali e deepfake.

La registrazione della voce come tutela contro i cloni IA

Il deposito riguarda un audio della durata di quattro secondi nel quale la premier pronuncia il proprio nome. La procedura è stata presentata all’Euipo, l’organismo europeo che gestisce la registrazione dei marchi dell’Unione europea, con l’obiettivo di creare una forma di protezione legata alla riconoscibilità del timbro vocale. La scelta nasce dalla crescente diffusione di strumenti capaci di riprodurre voci umane con elevato realismo, rendendo possibile la creazione di contenuti audio apparentemente autentici ma generati artificialmente.

Il tema dei deepfake è diventato centrale nel dibattito sulla sicurezza digitale perché queste tecnologie possono essere utilizzate per costruire immagini, video o registrazioni sonore attribuite a persone che non li hanno mai realizzati. La stessa Meloni aveva già richiamato l’attenzione sui rischi di questi strumenti, sottolineando come possano essere impiegati per ingannare, manipolare e danneggiare persone e reputazioni. La registrazione della voce rappresenta quindi un tentativo di aggiungere un livello di tutela alla propria identità pubblica.

Dalla frase diventata simbolo alla protezione dell’identità digitale

La formula scelta per il deposito, “Io sono Giorgia Meloni”, richiama una frase associata alla comunicazione pubblica della presidente del Consiglio e diventata negli anni un elemento riconoscibile della sua immagine politica. La stessa espressione era stata collegata a un intervento pubblico del 2019 e successivamente utilizzata anche come titolo della sua autobiografia pubblicata nel 2021. La registrazione all’Euipo lega ora quella frase non soltanto alla comunicazione politica, ma anche alla protezione tecnica del segnale vocale.

L’iniziativa si inserisce in un contesto nel quale personaggi pubblici, artisti e professionisti dell’intrattenimento hanno iniziato a valutare strumenti per limitare l’uso non autorizzato della propria voce. Nei mesi precedenti anche la cantante Giusy Ferreri aveva adottato una procedura simile per tutelare il proprio timbro vocale. La possibilità di replicare artificialmente una voce pone infatti problemi legati all’autenticità dei messaggi diffusi online e alla distinzione tra contenuti reali e produzioni generate con software.

Il confronto con la diffusione dei deepfake generati dall’intelligenza artificiale

La decisione della premier arriva dopo episodi nei quali la tecnologia generativa è stata utilizzata per creare contenuti falsificati con il volto o la voce di persone reali. Meloni aveva raccontato pubblicamente di essere stata colpita da immagini manipolate diffuse sui social network, considerate dalla presidente del Consiglio esempi dei rischi collegati alla manipolazione digitale.

La domanda presentata all’ufficio europeo riguarda la registrazione della voce come marchio sonoro e si trova nell’ambito delle procedure previste per la tutela della proprietà intellettuale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare gli strumenti disponibili contro eventuali utilizzi impropri della voce della presidente del Consiglio, anche se la sola registrazione non impedisce tecnicamente la creazione di copie artificiali.

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