Una gita sul lago, un tuffo e poi la scomparsa: tragedia a Mandello del Lario, morto un quindicenne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’estate, che ancora non c’è ma che già si respira nell’aria umida di questo ponte del Primo Maggio, ha portato con sé un dolore impossibile da ignorare. A Mandello del Lario, sulla sponda lecchese del lago di Como, un ragazzo di appena quindici anni ha perso la vita dopo essersi tuffato nelle acque insieme ad un gruppo di amici. Quel che doveva essere un pomeriggio spensierato – forse il primo vero assalto al lago dopo l’inverno, con le temperature quasi estive a spingere comitive intere arrivate in treno dalla Brianza e dal Milanese – si è trasformato in pochi secondi in una scena che nessuno di quei ragazzi dimenticherà. Il giovane, una volta entrato in acqua, non è più riemerso.

Venti minuti di attesa, poi i sommozzatori trovano il a dieci metri di profondità

L’allarme è scattato immediatamente, lanciato proprio dagli amici che lo avevano accompagnato in quella gita fuori porta. Una telefonata concitata, quella al 118, che ha mobilitato in pochi minuti i vigili del fuoco, i carabinieri e una squadra di sommozzatori. Gli operatori, calatisi in acqua con le mute e le bombole, hanno perlustrato il fondale metro dopo metro fino a quando non hanno individuato il senza vita del quindicenne, adagiato sul fondo a circa dieci metri di profondità – una distanza che parla da sola, e che restituisce l’idea di quanto sia stato difficile e disperato qualsiasi tentativo di raggiungerlo in tempo. Una volta recuperato, il corpo è stato affidato ai sanitari presenti sulla riva, che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Sulla piattaforma della Canottieri Moto Guzzi con gli amici, poi il tuffo fatale

Il gruppo, ci raccontano le prime ricostruzioni, si era radunato sulla piattaforma nella zona della Canottieri Moto Guzzi, un luogo molto frequentato da chi cerca un tuffo diretto nelle acque del lago. Un picnic improvvisato, il caldo che invogliava a rinfrescarsi, e poi quella decisione – un tuffo, forse uno dei tanti che quei ragazzi avranno fatto durante l’estate scorsa – che questa volta non ha avuto un lieto fine. I carabinieri, che stanno ancora ascoltando i testimoni e ricostruendo ogni movimento di quei minuti, cercano di capire se ci siano state circostanze particolari (un malore improvviso, un urto contro rocce sommerse, o forse semplicemente la sorpresa di una temperatura dell’acqua ancora troppo bassa) a rendere quel tuffo diverso da tutti gli altri. Al momento, nessuna ipotesi viene esclusa, ma nemmeno anticipata.

La stagione dei bagni inizia così, con una morte che nessuno aveva previsto

La folla di gitanti che aveva invaso le sponde del lago di Como, attratta da un ponte lungo e da un sole quasi estivo, è stata improvvisamente scalfita dall’arrivo delle sirene. I vigili del fuoco, oltre ai sommozzatori, hanno dispiegato personale di terra per setacciare il tratto di riva e il lungolago, mentre i militari dell’Arma hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area e a raccogliere le prime testimonianze. Dei ragazzi che erano con la vittima, alcuni sono stati accompagnati in un luogo protetto per essere ascoltati – un compito delicato, questo degli investigatori, che devono separare il dolore dalla necessità di capire esattamente cosa sia accaduto in quei secondi che hanno preceduto il tuffo. Il del quindicenne è stato trasportato all’obitorio in attesa degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria, che dovrà stabilire se ci siano responsabilità penali legate alla dinamica dell’incidente o alla sicurezza del punto di balneazione.

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