Un tuffo nel lago di Como e poi la scomparsa: morto un 15enne a Mandello del Lario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il lago di Como, specchio d’acqua lambito dalle montagne e solcato ogni anno da migliaia di imbarcazioni, ha inghiottito ieri un’altra giovane vita. Un ragazzo di quindici anni, gettatosi da una piattaforma galleggiante nelle acque di Mandello del Lario, nel Lecchese, non è più riemerso dopo quel gesto che, forse, aveva compiuto decine di volte in passato. Gli amici che lo attendevano a pelo d’acqua, inizialmente sorpresi dal suo ritardo nel tornare in superficie, hanno poi realizzato la gravità di quanto stava accadendo, lanciando un allarme che, nonostante la rapidità della segnalazione, non ha potuto scongiurare l’esito peggiore.

I soccorsi e il recupero del La chiamata al numero unico per le emergenze ha messo in moto una macchina dei salvataggi imponente, sebbene purtroppo inefficace. I mezzi navali della Guardia costiera sono accorsi sul posto insieme a un elicottero dei Vigili del fuoco, quest’ultimo con a bordo i sommozzatori pronti a immergersi nelle acque spesso torbide e fredde del bacino. Le ricerche, durate circa un’ora, hanno infranto ogni speranza quando le squadre subacquee hanno localizzato il corpo del quindicenne disteso sul fondale. I sanitari giunti con l’elisoccorso non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, lasciando spazio ora alle indagini dei carabinieri, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica di quei secondi fatali.

La dinamica e l’indagine in corso

Il tuffo sarebbe avvenuto da un pontile nella zona della Canottieri Moto Guzzi, un tratto di lago che presentava un accesso vietato come lo stesso primo cittadino di Mandello del Lario ha poi ricordato in un post dai toni aspri. I militari stanno ascoltando i testimoni, in particolare gli amici che hanno visto il ragazzo scomparire sott’acqua senza lasciare traccia; non ci sono al momento elementi certi che lascino supporre un malore improvviso prima dell’impatto con l’acqua o un urto contro ostacoli sommersi. Il è stato trasferito all’obitorio in attesa di un eventuale esame autoptico, mentre gli investigatori escludono al momento coinvolgimenti di terzi, concentrandosi sulle condizioni meteomarine del lago e sull’effettiva pericolosità di quel punto balneabile, nonostante i cartelli di divieto.

La reazione del sindaco e il contesto

Il primo cittadino di Mandello del Lario ha rotto il silenzio istituzionale affidando ai social network un appello acceso che, più che commentare il singolo episodio, denuncia una consuetudine pericolosa: quello specchio d’acqua era interdetto alla balneazione, ma la frequentazione da parte di giovani – incuranti dei divieti – era nota agli stessi residenti. Nessuna parola di circostanza, bensì un richiamo alla responsabilità delle famiglie, invitando gli adulti a vigilare con maggiore attenzione sui percorsi e sui luoghi frequentati dai figli. Il divieto, in fondo, non era un’etichetta burocratica ma il riconoscimento di un rischio concreto, legato forse a correnti insidiose o a fondali irregolari che proprio i sommozzatori hanno potuto constatare durante il recupero.

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