Mandello del Lario, il tuffo nel lago e quel Corpo recuperato a dieci metri di profondità
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Redazione Interno
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Il lago di Como, di fronte alla Canottieri Moto Guzzi, ha restituito il di un ragazzino di quindici anni, di nazionalità straniera, dopo ore di angosciosa attesa. Un tuffo, compiuto da una piattaforma galleggiante situata nel porticciolo di Mandello del Lario, si è trasformato in una tragedia silenziosa quando il giovane – nonostante l’aria ancora fredda di questo maggio e un’acqua, quella del bacino lecchese, che i soccorritori avrebbero in seguito descritto come gelida – non è più riemerso. Si trovava in compagnia di alcuni amici, con i quali stava facendo il bagno, e la bella giornata di sole lo aveva probabilmente spinto a quel gesto di cui, senza volerlo, ha pagato il prezzo più alto.
Le operazioni di ricerca, coordinate dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecco, hanno mobilitato un imponente dispositivo. È stato impiegato l’elicottero “Drago 149” della base di Malpensa, che ha trasportato sul posto i sommozzatori specializzati, affiancati da una squadra di terra e dai soccorritori acquatici. Nessuna fatalità è stata lasciata al caso: ogni minuto che passava riduceva le speranze di ritrovare il quindicenne in vita, e così i palombari hanno scandagliato il fondale finché non hanno individuato il, rimasto intrappolato a circa dieci metri di profondità nelle acque antistanti il comune di Mandello del Lario. Lo hanno recuperato senza vita, e non c’è stato nulla che i medici potessero fare se non constatare il decesso.
Le acque gelate e quella piattaforma nel porticciolo di Mandello
Secondo una prima, frammentaria ricostruzione degli eventi, il quindicenne si sarebbe tuffato dalla piattaforma galleggiante – una struttura che nelle stagioni più calde viene utilizzata dai bagnanti – senza però riuscire a fare ritorno in superficie. Gli amici che erano con lui, probabilmente altri minori, hanno dato l’allarme dopo averlo perso di vista, innescando una macchina dei soccorsi che ha visto operare anche l’elinucleo dei vigili del fuoco. La temperatura proibitiva dell’acqua, ancora lontana dai valori estivi, potrebbe aver giocato un ruolo cruciale: uno shock termico o un improvviso malore, oppure la semplice impossibilità di orientarsi in un ambiente dal quale il ragazzo, forse turista, non conosceva i fondali. Gli inquirenti, sul punto, mantengono il massimo riserbo.
Il recupero a dieci metri e il silenzio della procura
Le ricerche, durate diverse ore, si sono concluse quando i sommozzatori – elitrasportati proprio dal Drago 149 – hanno agganciato il e lo hanno riportato a riva, di fronte alla Canottieri. La salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha aperto un fascicolo per chiarire l’esatta dinamica dell’annegamento. Non emergono, al momento, elementi che lascino intendere responsabilità penali di terzi: il ragazzo si trovava sulla piattaforma per iniziativa propria, con i coetanei, e nessuno lo avrebbe spinto o costretto a quel tuffo. La procura di Lecco coordina gli accertamenti, e nelle prossime ore potrebbe disporre un esame autoptico per fugare ogni dubbio sulle cause del decesso.
Senza giudizi né retorica, solo i fatti di cronaca giudiziaria
Dalle informazioni raccolte sul posto, il quindicenne era straniero e si trovava probabilmente in veste di turista nella zona del lecchese. La notizia, ripresa da testate locali come Valsassinanews e Lario News, ha scosso la piccola comunità rivierasca senza però generare, in questa fase, dichiarazioni ufficiali da parte delle istituzioni. I vigili del fuoco, dopo aver completato il recupero, hanno consegnato il al servizio di medicina legale. La magistratura, come da prassi in questi casi, indaga per omicidio colposo o per stabilire se si sia trattato di un tragico incidente. Nessuna ipotesi viene al momento privilegiata, e gli investigatori stanno ascoltando i giovani amici che erano con la vittima prima del tuffo, per ricostruire ogni istante di quella mattina di sole che nessuno di loro potrà dimenticare.




