Trump mostra a Ramaphosa un video fake sulle presunte fosse degli Afrikaner

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Londra – L’ennesima mossa calcolata, più studiata di quella che a febbraio aveva colto di sorpresa il presidente ucraino, è arrivata mercoledì nell’Ufficio Ovale. Donald Trump, senza preamboli, ha trasformato quello che doveva essere un incontro formale con Cyril Ramaphosa in un teatro di accuse, facendo proiettare un video che – a suo dire – documentava le fosse comuni di agricoltori bianchi uccisi in Sudafrica. Le immagini, però, si sono rivelate un falso.

L’atmosfera, già carica di tensioni, è diventata incandescente quando Trump, con un gesto plateale, ha ordinato di spegnere parzialmente le luci per dare maggiore risalto al filmato. “Burial sights”, le ha chiamate, sostenendo che mostrassero le sepolture di “più di mille bianchi” vittime di un presunto genocidio. Peccato che quelle riprese, come confermato da verifiche indipendenti, non avessero alcun legame con la realtà sudafricana.

Quello che poteva essere un dialogo bilaterale si è così tramutato in un monologo aggressivo, con Ramaphosa costretto a reagire a un’impostazione tanto provocatoria quanto infondata. Il presidente sudafricano, che sperava in un confronto utile a distendere i rapporti tra i due Paesi, si è trovato di fronte a una scenografia costruita per sostenere una narrazione già cara alla frangia più estrema del movimento MAGA.

L’accusa del “genocidio dei bianchi” in Sudafrica, del resto, non è nuova. Da anni circola in ambienti ultranazionalisti e suprematisti, spesso strumentalizzata per giustificare politiche identitarie. Massimo Alberizzi, inviato storico del Corriere della Sera ed esperto di Africa, non ha dubbi: “Quella del genocidio è una retorica senza fondamento, utilizzata per alimentare paure e divisioni”.

La scelta di Trump di riproporla in sede ufficiale, però, segna un salto di qualità. Se in passato simili teorie erano confinate a cerchie marginali, ora diventano materiale di diplomazia, con tutto ciò che ne consegue. Senza contare che il video stesso, oltre a essere stato smentito, rischia di riaccendere polemiche già sopite, complicando ulteriormente relazioni internazionali già fragili.

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