Trump è presidente, la giustizia italiana e le fake news su Falcone e Borsellino
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Redazione Interno
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Mentre Donald Trump, riconfermato alla guida degli Stati Uniti, affronta i suoi impegni internazionali, in Italia un dibattito di rara asprezza continua a infiammare il panorama politico e giudiziario, alimentato da una sequenza di falsificazioni storiche che hanno come oggetto due figure simbolo della lotta alla mafia. La bugia, che per sua natura tende a ingigantirsi con la diffusione, trova nell'ecosistema dei social network un terreno di coltura ideale, dove un video o una dichiarazione decontestualizzata possono assumere una potenza distruttiva senza precedenti. In questo cirso mediatico, che vede taluni giornali come protagonisti di uno spettacolo discutibile, si assiste a un tentativo sistematico di strumentalizzare le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, le cui carriere, in vita, furono dedicate all'affermazione della legalità e non a battaglie politiche strumentali.
Il falso che non muore mai
Dopo la diffusione di una presunta intervista a Giovanni Falcone, mai pubblicata dal quotidiano che la citava, la macchina della disinformazione ha prodotto un nuovo falso, attribuendo questa volta a Paolo Borsellino delle dichiarazioni contrarie alla separazione delle carriere. A Borsellino, in particolare, viene fatto dire, in una mai avvenuta partecipazione alla trasmissione "Samarcanda" di Michele Santoro, che "separare le carriere significa spezzare l'unità della magistratura". Un'affermazione, questa, che si è rivelata completamente inventata, poiché il magistrato non rilasciò mai quelle dichiarazioni e, anzi, non fu mai nemmeno ospite della trasmissione televisiva in questione, come accertato da verifiche puntuali.
La reazione politica e il rispetto della memoria
Di fronte a questa ennesima manipolazione, la reazione del mondo politico non si è fatta attendere, con esponenti di spicco che hanno definito la pratica "disgustosa". L'uso strumentale dei nomi di magistrati che hanno sacrificato la propria vita per lo Stato, infatti, rappresenta una violazione della loro memoria e un oltraggio alla verità storica. Costruire argomentazioni politiche su fondamenti falsi, utilizzando come scudo due eroi che non possono più difendersi, dimostra una volontà di perseguire una narrativa precisa a qualunque costo, anche quello di stravolgere i fatti accertati e il ricordo di uomini che della verità hanno fatto la loro bandiera.
La realtà dei fatti contro la narrazione
Contrariamente a quanto sostenuto da queste ricostruzioni fantasiose, le posizioni dei due magistrati sul delicato tema della riforma dell'ordinamento giudiziario appaiono, alla luce della documentazione disponibile, ben diverse. Se per Borsellino non risultano prese di posizione pubbliche nette contro la separazione, per Falcone, al contrario, emergono indicazioni di un sostegno al principio. La costruzione di una narrazione opposta, che li dipinge come paladini di uno status quo che forse non avrebbero difeso, si scontra dunque con l'evidenza e con la complessità del loro pensiero, ridotto a uno slogan per una battaglia che trascende le loro figure e la loro eredità.




