Il Como vola, il Lecce sprofonda: al Sinigaglia finisce 3-1 per i lariani
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Redazione Sport
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C’è una parola che Cesc Fabregas, al termine della sfida del Sinigaglia, ha ripetuto più e più volte, quasi come un mantra, e questa parola è “continuità”. Il suo Como, dopo aver espugnato Torino con una prestazione solida e coraggiosa, aveva il compito, tutt’altro che semplice, di bissare il successo di fronte al pubblico amico. E i ragazzi, va detto, l’hanno fatto con una maturità che il tecnico spagnolo non ha esitato a sottolineare, nonostante l’approccio alla gara non fosse stato dei più semplici. Perché passare in svantaggio, dopo appena tredici minuti, per un errore individuale – come lo stesso Fabregas lo ha definito, parlando di un prezzo “caro” pagato dalla squadra – avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque. Invece no, la reazione è stata rabbiosa, immediata, quasi irriverente.
La squadra di Eusebio Di Francesco, dal canto suo, era partita con il piglio giusto, sbloccando il match con Coulibaly, abile a sfruttare una disattenzione della retroguardia lariana. Ma la gioia, per i salentini, è durata lo spazio di un mattino, o meglio, di cinque minuti. Il pari di Douvikas, imbeccato da un Jesus Rodriguez scatenato, ha rimesso le cose a posto, ma è stato solo il preludio a un primo tempo da antologia per i padroni di casa. E chi, come Maximo Perrone, ha letteralmente imbeccato i compagni con assist al bacio – uno su tutti, quello per la rete del sorpasso di Rodriguez – ha dimostrato quanto questa squadra possa essere letale quando trova la quadratura del cerchio.
Di Francesco, amaro e schietto come suo solito, non ha cercato alibi al triplice fischio. Le sue parole, rilasciate ai microfoni di Dazn, hanno fotografato con precisione chirurgica i limiti della sua squadra: ingenuità, ingenuità e ancora ingenuità. “Sul secondo gol è scivolato Coulibaly e non dovevamo fermarci”, ha spiegato, quasi a voler sottolineare una mancanza di cinismo e di attenzione nei momenti cruciali. Una lezione, l’ha definita, che deve servire per il futuro, anche se il presente, per i giallorossi, si tinge di tinte fosche. Il terzo gol, quello di Kempf al 44’, è la fotografia perfetta di un Lecce in balia degli eventi: cinque contro tre in area, una punizione battuta velocemente e una difesa, quella salentina, letteralmente imbarazzante nel posizionamento.




