Il Como ribalta la Roma, decide la difesa di Gasperini: finisce 2-1 al Sinigaglia
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Redazione Sport
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L’aria frizzante del tardo pomeriggio lariano, quella che soffiava sulle rive del lago e si infilava tra le corsie dello stadio Sinigaglia, portava con sé il peso specifico di una stagione intera, condensata però in novanta minuti più recupero, per quello che si presentava come uno spareggio dal fascino inaspettato per un posto nella prossima Champions League. La Roma di Gian Piero Gasperini, quella stessa che aveva costruito la propria rincorsa sulle certezze di un gioco fatto di intensità e geometrie, si è presentata al cospetto del Como di Cesc Fabregas forte di una classifica che diceva quarto posto in coabitazione con i lariani, ma anche gravata dalle fatiche europee e dalle assenze pesanti, una su tutte quella di Ndicka, fermato dallo stop del giudice sportivo. Eppure, nonostante le defezioni e un rendimento esterno che iniziava a mostrare qualche crepa, i giallorossi sono scesi in campo con il consueto 3-4-2-1, piazzando Svilar tra i pali, una linea difensiva inedita composta da Ghilardi, Mancini e Hermoso, un centrocampo a quattro con Celik, Koné, Cristante e Wesley, e il tandem Pellegrini-El Shaarawy a supporto dell’unica punta, quel Malen chiamato a fare da terminale offensivo.
Dall’altra parte, Fabregas, artefice principale di questa cavalcata che sa ormai di sogno, aveva studiato una contromossa, adattando la sua creatura a specchio, passando cioè a una difesa a tre per non concedere riferimenti agli avversari e per presidiare meglio ogni zona del campo. La sua creatura, il Como, è scesa in campo con Butez tra i pali, la novità Diego Carlos affiancato a Ramon e Kempf, con Smolcic e Valle a presidiare le corsie, Sergi Roberto e Da Cunha in mezzo, e il talento cristallino di Paz e Caqueret a innescare le giocate di Baturina. L’avvio dei padroni di casa, tuttavia, è stato tutt’altro che impeccabile, e a pagare dazio è stato proprio un errore in fase di costruzione: un rinvio sbagliato dal basso ha innescato la pressione di El Shaarawy, con Diego Carlos in ritardo che lo ha atterrato in area, regalando così, dopo appena sette minuti, un calcio di rigore che Malen ha poi trasformato con freddezza, spiazzando Butez e portando in vantaggio i suoi.
La reazione del Como, però, è stata veemente e immediata, con una furia agonistica che ha cominciato a mettere in luce i primi difetti della retroguardia ospite. Nico Paz, scatenato e ispirato, ha iniziato a colpire con conclusioni dalla distanza che hanno trovato in un monumentale Svilar, qualche volta, l’unico argine possibile, mentre il palo e la sfortuna hanno negato a Ramon il gol del pareggio sul finire del primo tempo. La ripresa, poi, è stata un monologo lariano, agevolato anche da un episodio che ha cambiato radicalmente l’inerzia del match: al diciannovesimo della seconda frazione, Wesley, già ammonito, è incorso in un secondo giallo per un contatto con Diao che è apparso quanto meno dubbio, se non inesistente, lasciando la Roma in dieci uomini e scatenando le vibranti proteste della panchina di Gasperini. Da quel momento in poi, il campo ha avuto un solo padrone, e il pari è arrivato puntuale con Douvikas, lanciato a rete da un filtrante di Valle e abile a infilare il pallone sotto il di Svilar, forse non impeccabile in quell’occasione. Nel finale, poi, quando la partita sembrava indirizzata verso un pareggio che avrebbe lasciato l’amaro in bocca a entrambe, è arrivata la zampata decisiva: una conclusione di Smolcic, la respinta corta di Svilar e l’accorrente Diego Carlos, proprio lui, il “colpevole” del rigore, a ribadire in rete il gol della vittoria, regalandosi una personale e dolcissima rivincita.
L’espulsione di Wesley e il forcing finale che decidono lo scontro
L’espulsione di Wesley, giudicata da molti come eccessivamente severa, ha di fatto spezzato in due la partita, costringendo la Roma a un ulteriore sforzo difensivo dopo aver già speso energie preziose per contenere gli attacchi di un Como che, forte del proprio entusiasmo, ci ha creduto fino alla fine. La squadra di Gasperini, già apparsa in difficoltà nel tenere il passo dei lariani nella ripresa, ha dovuto così abdicare e arretrare il proprio baricentro, sperando di proteggere il risultato e portare a casa un punto che, visti i valori in campo, avrebbe potuto anche starci. E invece, l’assedio finale ha prodotto l’effetto sperato da Fabregas, con la difesa giallorossa che, stanca e acciaccata, ha finito per cedere proprio nel momento cruciale, sul più bello, quando ormai mancavano dieci minuti al termine e la gestione del pallone sarebbe stata fondamentale per abbassare i ritmi.
La classifica dopo il successo lariano: quarto posto in solitaria
Con questo successo, il Como scavalca la Roma e vola al quarto posto in solitaria a quota 54 punti, portandosi a +1 sulla Juventus, ferma a 53 dopo la vittoria di ieri, e a +3 proprio sui giallorossi, che scivolano così al sesto posto in classifica, scavalcati anche dai bianconeri e costretti ora a guardarsi le spalle dall’Atalanta, distante appena quattro lunghezze. Per la squadra di Gasperini, infatti, si tratta di una battuta d’arresto pesantissima, che interrompe sul nascere il sogno Champions e riaccende i fantasmi di un rendimento esterno da zona salvezza, come dimostrano le statistiche al di sotto delle aspettative lontano dall’Olimpico. Ora, per i capitolini, non resta che concentrarsi sul ritorno di Europa League contro il Bologna, in programma giovedì, con la consapevolezza che in campionato non ci sarà più margine d’errore, pena l’allontanamento definitivo dal treno che porta alla massima competizione europea.




