Il Como ribalta la Roma al Sinigaglia, espulsione Wesley e quarto posto in solitaria per Fabregas

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aria frizzante del tardo pomeriggio lariano non ha portato solo il consueto refrigerio serale, ma ha anche gelato le ambizioni della Roma, inchiodandola a una sconfitta pesantissima nel quadro della ventinovesima giornata. Al Sinigaglia, stadio che per la squadra di Gian Piero Gasperini si conferma un tabù, il match contro il Como, che valeva un pezzo di Champions League, si è risolto con un 2-1 che sa tanto di svolta, ma solo per i padroni di casa. La partita, un vero e proprio spareggio per la qualificazione alla massima competizione europea considerato l’equilibrio iniziale in classifica, ha visto i lariani di Cesc Fabregas compiere un’impresa che profuma di storia, issandosi al quarto posto in solitaria e scavalcando proprio i giallorossi, ora sesti e con l’amaro in bocca per un pomeriggio di polemiche e rimpianti.

Le scelte iniziali dei due tecnici, rese note nel pomeriggio, non avevano nascosto le intenzioni tattiche: da una parte Fabregas, che confermava Baturina come terminale offensivo nel suo 3-4-2-1 con Nico Paz e Caqueret a supporto; dall’altra Gasperini, costretto a rinunciare allo squalificato Ndicka e a diversi acciaccati, che riproponeva il consueto 3-4-2-1 con Malen punta centrale supportato da Pellegrini ed El Shaarawy, e con Wesley sulla corsia mancina a cui sarebbe stato affidato un compito delicatissimo in fase di non possesso. Ed è stato proprio l’esterno giallorosso, involontariamente, a diventare il centro nevralgico di una direzione arbitrale, quella di Davide Massa, destinata a far discutere a lungo.

Il match si era messo in discesa per la Roma dopo appena sette minuti: un intervento in ritardo di Diego Carlos su El Shaarawy, giudicato da Massa come netto e da rigore, aveva permesso a Donyell Malen di trasformare dagli undici metri con un tiro preciso e potente, gelando il pubblico di casa. Un avvio che sembrava poter incanalare la sfida sui binari preferiti dalla formazione ospite, la quale, forte del vantaggio, provava a gestire il possesso e a colpire in ripartenza, come nell’occasione in cui un contropiede di Malen venne fermato solo da un intervento disperato della difesa lariana. Il Como, però, non si scomponeva e, pur soffrendo la pressione nei primi minuti, iniziava a macinare gioco, sfiorando il pareggio prima con Nico Paz, poi con un tentativo di Alex Valle su cui Svilar si opponeva con tempismo, e infine con un’azione confusa in area al termine del primo tempo che vedeva ancora l’estremo difensore romanista protagonista nel salvare su Paz.

La svolta nella ripresa e l’espulsione che cambia l’inerzia

Nello spogliatoio, Cesc Fabregas deve aver trovato le parole giuste. L’inizio della seconda frazione di gioco è un monologo dei padroni di casa, che al 59’ trovano il meritato pareggio: un’azione rapida che manda in porta Anastasios Douvikas, entrato da poco, il quale elude la trappola del fuorigioco e infila Svilar con un tiro che passa sotto il del portiere, forse complice anche una leggera deviazione. Un pareggio che scuote l’ambiente e carica il Sinigaglia. Ma il momento cruciale arriva pochi minuti dopo, al 64’: Wesley, già ammonito, interviene in ritardo su Assane Diao. Il contatto, a rivederlo, appare dubbio, con Rensch che sembra trattenere la maglia dell’attaccante del Como, ma per l’arbitro Massa non ci sono esitazioni e arriva il secondo giallo, che significa espulsione e Roma in dieci uomini.

Da quel momento, il copione della partita cambia radicalmente. La superiorità numerica, e la conseguente spinta emotiva, consentono al Como di riversarsi in avanti con maggiore convinzione. La Roma, riorganizzata ma dolorante, stringe i denti, con Svilar che si supera su Diao e respinge come può un tiro insidioso di Smolcic. Proprio sulla ribattuta di quest’ultimo, tuttavia, si consuma il destino dei giallorossi: Diego Carlos, il difensore che al settimo minuto aveva causato il rigore, si avventa sulla sfera e la deposita in rete per il definitivo sorpasso, regalandosi anche un gol nel giorno del suo compleanno. Un’ironia sportiva che suona come una beffa per la Roma, la quale nel finale deve anche fare i conti con l’uscita per infortunio di Zeki Celik, un’altra tegola in una giornata storta. La reazione dei ragazzi di Gasperini non trova sbocchi e il risultato non cambia più.

Le polemiche di Gasperini e il peso di un ko pesante

Nel dopopartita, il tecnico della Roma non nasconde tutta la sua frustrazione, concentrandola principalmente sull’episodio chiave della gara. Ai microfoni, pur evitando di entrare in polemiche troppo accese, lascia intendere chiaramente il suo pensiero sull’espulsione di Wesley, sottolineando come, rivedendo le immagini, si noti che il suo giocatore si sia spostato e che il contatto non fosse così netto, aggiungendo una frecciata velenosa sulle presunte abitudini del Como di cercare certe situazioni. Un’analisi che va a sommarsi ai dubbi sollevati in moviola, dove già si era discusso del mancato rigore per i padroni di casa su un tocco di braccio di Mancini (giudicato non punibile) e dove, per l’espulsione di Wesley, il protocollo VAR ha impedito qualsiasi intervento, trattandosi di un secondo giallo e non di un rosso diretto.

Con questo successo, il Como sale a 54 punti, scavalcando la Juventus e portandosi a +3 proprio sulla Roma, ora ferma a 51 e scivolata al sesto posto, fuori anche dalla zona Europa che conta. Una domenica che diventa amarissima per la squadra di Gasperini, reduce anche dalle fatiche di coppa, e che complica non poco il cammino verso un traguardo che sembrava ampiamente alla portata. Per i lariani di Fabregas, invece, il sogno Champions diventa sempre più concreto, alimentato da un gioco che sa di personalità e da una classifica che, a questo punto della stagione, non mente mai.

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