Como-Roma, la rimonta vale il quarto posto: decisiva la notte del Sinigaglia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’era una volta, non molto tempo fa, l’idea di una Roma solida e cinica, capace di gestire il vantaggio e di portare a casa risultati pesanti anche lontano dall’Olimpico. Poi è arrivata la domenica sera di Como, e gran parte di quelle certezze sono state spazzate via da una rimonta che sa di svolta nella corsa alla Champions League. Al Sinigaglia, teatro di una sfida che profumava di spareggio per l’Europa che conta, sono scese in campo due squadre appaiate a quota 51 punti, ma alla fine del primo tempo, complice anche il successo della Juventus sull’Udinese del giorno prima, l’equilibrio sembrava destinato a durare. Invece, nel calcio, si sa, le partite vanno giocate fino al novantesimo, e gli uomini di Fabregas ne hanno data una prova lampante, ribaltando tutto con una ripresa da autentica pretendente al trono.

L’avvio dei giallorossi era stato quanto di più classico ci si potesse attendere da una squadra esperta: sfruttare subito un episodio, mettere la gara in discesa e poi amministrare. Dopo appena sette minuti, un errore in fase di impostazione dei padroni di casa aveva permesso a El Shaarawy di avventarsi su una palla vagante, venendo poi atterrato in area da Diego Carlos. Dal dischetto, Malen non ha sbagliato, spiazzando Butez e portando in vantaggio la squadra di Gasperini. Sembrava la classica partita che la Roma, forte anche delle sue certezze e di un organico pensato per competere su più fronti, potesse controllare senza affanni. E per lunghi tratti, così è stato, con il Como che, pur provandoci, non riusciva a trovare il pertugio giusto per impensierire più di tanto Svilar.

E invece, nella ripresa, la musica è cambiata radicalmente. Fabregas ha inserito forze fresche, e la mossa si è rivelata vincente. Al 59’, un perfetto filtrante di Valle ha tagliato in due la difesa romanista, e Douvikas, scattato sul filo del fuorigioco, ha infilato il pallone sotto il di Svilar per il meritato pareggio. La partita, a questo punto, si è accesa, ma ciò che ha davvero spento la luce sulla Roma è stato un episodio arbitrale destinato a far discutere a lungo. Al 64’, Wesley, già ammonito, è stato espulso per un doppio giallo scaturito da un intervento su Diao: dai replay, il contatto sembrava minimo, con Rensch che appariva più coinvolto nel contatto, ma il direttore di gara Massa non ha avuto esitazioni, lasciando i giallorossi in dieci.

Da quel momento in poi, il campo ha avuto un solo padrone. La Roma, sbilanciata e in inferiorità numerica, ha cercato di resistere, ma la pressione del Como è diventata asfissiante. Svilar ha compiuto un paio di miracoli, negando la gioia del gol prima a Diao e poi a Smolcic, ma sul tap-in vincente di Diego Carlos, allo scadere del 79’, non ha potuto nulla. Una beffa atroce per il portiere, e una punizione forse troppo severa per una squadra che per un’ora aveva gestito bene il match. Ma il calcio è anche questo, e la classifica ora parla chiaro: Como a 54, Juventus a 53 e Roma ferma a 51, scivolata al sesto posto e costretta a guardare le altre da dietro.

Se da un lato l’espulsione di Wesley appare come il crocevia della partita, dall’altro la gestione della gara da parte della Roma solleva più di un interrogativo. La stanchezza per gli impegni europei, con il doppio confronto contro il Bologna, potrebbe aver giocato un ruolo, ma è altrettanto vero che squadre costruite per certi obiettivi devono saper soffrire e, all’occorrenza, anche portare a casa punti sporchi, specialmente in trasferta. Così non è stato, e il contraccolpo psicologico potrebbe essere pesante in vista del rush finale. Per il Como, invece, questa vittoria rappresenta una iniezione di fiducia pazzesca, la conferma che il lavoro di Fabregas sta portando i suoi frutti e che l’Europa non è più un miraggio, ma un obiettivo concreto e alla portata.

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