La notte del Sinigaglia, Thuram si riprende l’Inter e la rimonta
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Redazione Sport
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C’è un momento, nella parabola di un campione, in cui il peso delle aspettative – quelle stesse che lo avevano trasformato in un simbolo – rischia di diventare una gabbia. E poi c’è il momento in cui, senza preavviso né retorica, quel campione decide di spezzare le sbarre a colpi di zampata. Marcus Thuram, domenica scorsa sul campo del Como, ha scelto la seconda opzione. E lo ha fatto nel modo più brutale e poetico possibile: caricandosi l’Inter sulle spalle quando tutto intorno sembrava franare, incluso l’equilibrio di una partita che per un’ora intera era parsa irrimediabilmente compromessa. La vittoria per 3-4 al Sinigaglia non è soltanto un risultato pesante in ottica classifica, ma un vero e proprio manifesto di resilienza collettiva, nel quale però la firma autografa resta una, ed è quella dell’attaccante francese.
La rimonta che nasce dal baratro, Thuram cambia la musica
Sembrava scivolare via, quella partita, come un oggetto fragile dalle mani di un bambino distratto. Il Como, spinto dal proprio pubblico e da un doppio vantaggio iniziale, aveva messo l’Inter in quella specie di torpore nervoso che spesso precede le grandi resa. E invece, nel recupero del primo tempo, Thuram ha trovato la prima di quelle due giocate che ribalteranno il destino dell’incontro: una zampata a centro area, sporca nella sua efficacia, pulita nella sostanza. Non un gol d’autore, forse, ma il classico acuto che riapre tutto. Andrea Ranocchia, ex difensore nerazzurro oggi attento osservatore, ha sottolineato proprio questo aspetto al termine della gara: “Thuram si è caricato l’Inter sulle spalle”. Una frase, quella dell’ex centrale, che fotografa una verità tattica e psicologica insieme. Perché sostituire a certi livelli un leader come Lautaro Martínez – assente o comunque non nella serata migliore – non è solo una questione di presenze in area, ma di presenza tout court.
Doppietta da manuale, il repertorio di un attaccante totale
Se il primo gol sa di artiglio e di sporcizia vincente, il secondo è poesia applicata al calcio. Thuram, nel secondo tempo, ha approfittato di un’uscita a vuoto del portiere Butez – il quale fino a quel momento aveva tenuto in piedi la squadra di casa – e lo ha infilato con un pallonetto di quelli che sembrano facili solo se guardati in televisione. In campo, con la pressione addosso e la difesa avversaria che ti addosso, quel gesto richiede una lucidità che in pochi possiedono. L’attaccante francese, parlando ai microfoni di DAZN al termine della sfida, ha liquidato la questione con un’apparente leggerezza: “Questione di emozione, il primo gol ci ha caricato”. Una frase che nasconde, dietro la sua semplicità, il meccanismo profondo di chi sa trasformare l’ansia in carburante. Non è un caso che Thuram abbia scelto proprio il momento più difficile – il doppio svantaggio, la gara che scivola via, la pressione di una 32ª giornata che profuma di obiettivi stagionali – per tornare a essere quel giocatore totale che l’Inter aveva ammirato nei mesi migliori.
Ranocchia e il verdetto: leader senza fascia, trascinatore per istinto
Il commento di Andrea Ranocchia, rilanciato dai principali circuiti sportivi, ha il merito di spogliare la prestazione da ogni orpello tattico. L’ex difensore, che di spogliatoi nerazzurri se ne intende, ha riconosciuto in Thuram quella capacità rara di farsi carico della squadra nei momenti di maggiore sofferenza. Non una leadership urlata, né tanto meno costruita a tavolino: una leadership silenziosa che si manifesta nel momento in cui il pallone pesa come un macigno e l’unica risposta possibile è prenderlo, piazzarlo e segnare. La sostituzione ideale di Lautaro, insomma, non è avvenuta per ruolo ma per temperamento. E questo, per un attaccante che fino a qualche settimana prima sembrava aver smarrito la via del gol, rappresenta un’iniezione di fiducia destinata a lasciare il segno nelle ultime, decisive giornate di campionato.
Scherzi e sorrisi, Thuram sdrammatizza sullo scudetto
A margine della partita, l’attaccante francese si è concesso anche un momento di leggerezza. Interrogato sulla corsa al titolo – con l’Inter che proprio grazie a questi tre punti ha allungato in classifica – Thuram ha risposto con una battuta secca e quasi ironica: “Vi dico quando sarà fatta”. Un modo, il suo, per tenere lontane le pressioni inutili e per ribadire un concetto che la prestazione del Sinigaglia aveva già dimostrato sul campo: questa squadra, e in particolare il suo numero 9, ha imparato a non sprecare energie in chiacchiere. La doppietta a cavallo tra primo e secondo tempo non è stata soltanto il mezzo per pareggiare il doppio vantaggio iniziale del Como, ma anche la risposta più chiara a chi, nelle settimane precedenti, aveva iniziato a mettere in dubbio la sua continuità. Thuram non ha replicato con parole al vetriolo. Ha replicato con un pallonetto, una zampata e una rimonta che resterà negli annali di questa stagione.




