Como e Inter non si fanno male, al Sinigaglia è 0-0 e tutto si deciderà a San Siro
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Redazione Sport
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La notte fredda del Sinigaglia, specchiata nelle acque scure del lago e avvolta in un silenzio rotto solo dai cori dei duemila e passa tifosi nerazzurri giunti da Milano, non ha regalato le emozioni che una semifinale di Coppa Italia lascerebbe presagire. Il primo atto della doppia sfida tra il Como di Cesc Fabregas e l’Inter di Cristian Chivu si è chiuso con un sostanziale nulla di fatto, uno 0-0 che profuma più di stallo tattico che di paura di osare, ma che in realtà fotografa fedelmente quanto espresso dal manto erboso per novanta minuti.
È stata una partita di studio, di marcature preventive e di attenzione massima, dove la paura di scoprirsi ha spesso avuto la meglio sulla voglia di affondare. I padroni di casa, è vero, hanno provato a fare la partita nella prima frazione, tenendo il pallone e cercando di imbeccare i propri uomini migliori. Da una loro iniziativa, al minuto trentasei, è partita la conclusione più insidiosa dell'intero primo tempo: Nico Paz, uno dei pochi capaci di accendere la luce, ha caricato il sinistro dal vertice dell'area e ha costretto Josep Martinez a un intervento non semplicissimo per deviare in angolo. Poco prima, era stato Vojvoda a creare apprensione nella retroguardia interista, ma Carlos Augusto, con un recupero provvidenziale in scivolata, ha sventato il pericolo quando l'esterno lariano stava per calciare a botta sicura.
Dall'altra parte, l'Inter di Chivu, reduce dagli impegni di campionato e con la testa già proiettata verso il derby di domenica, ha proposto un undici ampiamente rimaneggiato. Il tecnico rumeno, come lui stesso ha spiegato a fine gara, ha dovuto fare di necessità virtù, adattando giocatori in ruoli non loro e chiedendo alla squadra un sacrificio difensivo che è stato puntualmente garantito. La manovra ne ha inevitabilmente sofferto, e i nerazzurri, pur non correndo mai pericoli reali dopo lo sbandamento iniziale, non hanno mai davvero impensierito Butez se non nella ripresa, quando un tentativo di Darmian dalla linea di fondo si è stampato sul palo, diventando l'episodio più nitido a favore degli ospiti.
La ripresa, dopo l'avvio folgorante con il legno colpito da Darmian e l'occasione sciupata da Valle per il Como, che a pochi passi dalla porta ha calciato addosso a Martinez, si è spenta rapidamente in un limbo di centrocampo, dove le trame si spezzavano e le idee latitavano. I cambi a disposizione dei due allenatori non hanno scalfito l'equilibrio precario che si era creato, e l'impressione, con il passare dei minuti, era quella di due squadre quasi rassegnate all'idea che il verdetto andasse rimandato. Chivu, dal canto suo, ha ammesso che quando non si può vincere, l'importante è non perdere, una filosofia pragmatica che in una gara secca di andata e ritorno ha un suo perché e che testimonia la maturità tattica di un gruppo abituato a certi palcoscenici. Fabregas, invece, può recriminare per non aver sfruttato il fattore campo e la spinta iniziale, ma sa che i suoi hanno tenuto testa ai campioni d'Italia in carica.




