Como e Inter si annullano a vicenda, al Sinigaglia è 0-0 e tutto si deciderà a San Siro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella semifinale di andata della Coppa Italia, andata in scena nella serata di ieri allo stadio Giuseppe Sinigaglia, Como e Inter non sono riuscite a superarsi, regalando un sostanziale 0-0 che, di fatto, rimanda ogni verdetto al retour match in programma tra circa un mese e mezzo a Milano. La partita, più che per le emozioni e le fiammate offensive, sarà ricordata per l’intricata ragnatela tattica tessuta da due tecnici, Cristian Chivu e Cesc Fàbregas, che hanno evidentemente preferito non scoprirsi pur di non compromettere l’intera qualificazione in novanta minuti. L’approccio dei padroni di casa, sostenuti da un pubblico caldo nonostante la serata fredda del lago, è sembrato inizialmente propositivo, ma con il passare dei minuti si è trasformato in un fraseggio a volte sterile, privo di quella verticalità che avrebbe potuto mettere in difficoltà la retroguardia nerazzurra.

Se nel primo tempo la squadra di Fàbregas ha mantenuto il pallino del gioco, sfiorando il vantaggio in almeno due circostanze, nella ripresa è stata l’Inter a prendere coraggio, pur senza creare particolari grattacapi a Jean Butez. L’occasione più nitida per i lariani porta la firma di Nico Paz, il cui tiro dalla distanza ha costretto Josep Martinez a un intervento non semplicissimo, mentre per i nerazzurri è stato un legno colpito da Matteo Darmian a pochi secondi dal fischio d’inizio della seconda frazione a far sperare i tifosi giunti dalla vicina Milano. Dall’altra parte, Alex Valle ha sprecato malamente un’occasione d’oro, calciando addosso al portiere da posizione favorevolissima e dimostrando come la frenesia e la paura di sbagliare abbiano alla fine avuto la meglio sull’istinto.

L’emergenza in attacco condiziona le scelte di Chivu, il turnover spezza il ritmo

Le scelte di formazione, inevitabilmente, hanno condizionato lo spettacolo. Cristian Chivu, alle prese con diverse assenze pesanti nel reparto avanzato, ha dovuto inventarsi soluzioni d’emergenza, schierando inizialmente Francesco Pio Esposito supportato da Andy Diouf, una mossa che ha limitato la pericolosità offensiva della sua Inter, molto attenta a non concedere ripartenze ma altrettanto incapace di costruire trame di gioco fluide. Il tecnico rumeno, intervistato al termine della gara, ha ammesso di aver fatto di necessità virtù, adattando i giocatori a ruoli non loro per far fronte alle emergenze e per preparare una partita per la quale il tempo a disposizione era stato davvero poco. Una gestione, la sua, che ha premiato la solidità difensiva a discapito della fantasia, con l’obiettivo chiaro di non uscire sconfitto da un campo difficile come quello comasco.

Dall’altra parte, Cesc Fàbregas ha stupito rinunciando a un centravanti di ruolo, preferendo un undici mobile e tecnico capace di fraseggiare a centrocampo, ma che ha palesato i suoi limiti sotto porta, laddove servirebbe maggiore cinismo. I cambi nella ripresa, con l’ingresso di Marcus Thuram e Denzel Dumfries tra le fila interiste e di Assane Diao in quelle comasche, non hanno sortito gli effetti sperati, cristallizzando il risultato su uno 0-0 che, a conti fatti, accontenta entrambi gli allenatori, consapevoli che sarà il match di San Siro a decretare chi volerà verso la finale.

Poche emozioni e tanta noia, il match scorre via senza sussulti

Il secondo tempo, dopo l’avvio sprint che aveva fatto ben sperare i pochi neutrali presenti sugli spalti, si è spento in una lunga e a tratti soporifera fase di studio, con le squadre più attente a non scoprirsi che a cercare la giocata decisiva. I ritmi sono calati vertiginosamente, complice anche la stanchezza e la consapevolezza che un errore in questa fase della competizione potrebbe rivelarsi fatale. I portieri, dopo le emozioni dei primi quarantacinque minuti e del palo colpito da Darmian, sono tornati a essere semplici spettatori, impegnati più nella gestione del possesso palla che in interventi prodigiosi. Una gestione del genere, fatta di continue meline e di lanci senza pretese, ha portato la gara dritta verso i minuti di recupero, dove l’unico pensiero di entrambe le squadre sembrava essere quello di non perdere palloni pericolosi.

La partita, giocata a ritmi compassati e con una tensione che ha bloccato le gambe dei calciatori, ha confermato come la posta in palio fosse altissima per entrambe le compagini. Da un lato il Como, alla sua prima semifinale di Coppa Italia dopo quarant’anni, dall’altro un’Inter reduce da una stagione non esaltante a livello europeo ma in piena corsa per lo scudetto, che non vuole fallire l’appuntamento con un trofeo nazionale. La qualificazione, adesso, si deciderà tra circa un mese e mezzo a San Siro, in una sfida che si preannuncia ben più vibrante di quella andata in scena ieri sulle rive del Lario, con ogni probabilità con interpreti diversi e con meno defezioni rispetto all’emergenza che ha caratterizzato questo primo atto.

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