Coppa Italia, al Sinigaglia va in scena la semifinale d’andata tra Como e Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È una serata storica quella che si appresta a vivere lo stadio Giuseppe Sinigaglia di Como, dove per la prima volta i lariani ospitano l’Inter in una semifinale di Coppa Italia, un traguardo che la squadra di Cesc Fabregas ha raggiunto dopo aver eliminato, nel corso della competizione, avversari del calibro di Fiorentina e Napoli per poi sconfiggere il Napoli ai calci di rigore nei quarti di finale, una impresa che ha galvanizzato l’ambiente e che regala ai tifosi una notte di festa e di calcio che mancava da generazioni. Dall’altra parte, la formazione nerazzurra guidata da Cristian Chivu, forte del primato in classifica di Serie A con ben dieci punti di vantaggio sul Milan secondo, arriva all’appuntamento con la consapevolezza di dover gestire una doppia sfida, forte dell’esperienza in questo genere di competizioni e con la mente già proiettata al ritorno del 22 aprile a San Siro, ma senza alcuna intenzione di sottovalutare un avversario che, nel corso della stagione, ha dimostrato di potersela giocare contro chiunque.

Le scelte dei due tecnici e il ballottaggio in attacco

Alla fine, le voci che volevano un turno di riposo per alcuni big sono state smentite dai fatti, e sia Fabregas che Chivu schierano formazioni che lasciano poco spazio alle interpretazioni, con il primo che affida le chiavi del reparto offensivo al suo uomo più atteso, quel Nico Paz che con le sue giocate e la sua visione di gioco può rappresentare un problema non da poco per la retroguardia interista, supportato da Douvikas come punta centrale e da Vojvoda e Rodriguez sulle fasce, in un 4-2-3-1 che punta tutto sulla velocità e sulla capacità di imbucare tra le linee. Il tecnico spagnolo del Como, che ha saputo costruire una squadra solida e spettacolare – basti pensare che vanta il terzo miglior attacco del campionato con 46 reti e la seconda miglior difesa con soli 20 gol subiti – si affida dunque ai suoi uomini migliori per cercare di sorprendere l’Inter fin dalle prime battute, consapevole che l’entusiasmo e la qualità dei singoli, in una notte come questa, potrebbero fare la differenza.

Dall’altra parte, Chivu risponde con un undici che mescola esperienza e freschezza atletica, schierando Josep Martinez tra i pali protetto dal terzetto difensivo composto da Bisseck, Acerbi e Bastoni, con Darmian e Carlos Augusto pronti a spingere sulle fasce in un 3-5-1-1 che vede Calhanoglu e Mkhitaryan in cabina di regia supportati da Sucic, mentre sulla trequarti Frattesi agirà alle spalle dell’unica punta Esposito, una scelta che premia il giovane attaccante a scapito di Thuram, tenuto inizialmente a riposo ma pronto a subentrare nella ripresa per scuotere la partita se necessario. La scelta di lasciare fuori il francese, così come l’impiego di Martinez al posto di Sommer, lascia intendere una gestione delle energie in vista dei prossimi impegni di campionato, ma non sminuisce la pericolosità di una squadra che, anche con questa formazione, parte con i favori del pronostico forte di una rosa profonda e di una solidità mentale costruita negli anni.

Il percorso verso la semifinale e il peso specifico della sfida

La strada che ha portato le due squadre a incontrarsi in questa fase della competizione è stata diametralmente opposta, con il Como che ha dovuto sudare ogni singolo passaggio del turno, imponendosi contro Sudtirol e Sassuolo prima di superare la Fiorentina e, infine, eliminare il Napoli solo dopo una tiratissima serie di rigori decisa dagli errori di Lukaku e Lobotka, un percorso che ha temprato il carattere dei giocatori e che li ha resi consapevoli dei propri mezzi anche contro avversari sulla carta più forti. L’Inter, al contrario, ha superato il Venezia con un netto 5-1 e il Torino con un più sofferto 2-1, dimostrando comunque una continuità di rendimento e una capacità di gestire le partite secche che nelle competizioni a eliminazione diretta fanno la differenza, con la formazione di Chivu che arriva a questo appuntamento forte di dieci vittorie nelle ultime undici partite casalinghe tra tutte le competizioni, un dato che fa riflettere ma che vale poco in una sfida che si gioca in casa dei lariani.

La posta in palio è altissima, con la finale in programma il 13 maggio allo Stadio Olimpico di Roma che rappresenta per entrambe un obiettivo stagionale di primaria importanza, per i nerazzurri una chance concreta per aggiungere un altro trofeo a una bacheca già ricca e per consolidare un ciclo vincente, mentre per i padroni di casa, imbattuti nelle ultime cinque gare interne di campionato con quattro vittorie e un pareggio, raggiungere l’atto conclusivo della Coppa Italia avrebbe il sapore di una impresa storica, capace di proiettare il club in una dimensione completamente nuova e di regalare ai tifosi una gioia mai provata prima. L’arbitro Marco Di Bello avrà il compito di dirigere una gara che si preannuncia intensa e combattuta, con la speranza che sia il campo, e non episodi controversi, a decidere le sorti di questo primo atto di una semifinale che promette spettacolo e che, per la prima volta nella storia, vede il Como giocarsi la possibilità di volare a Roma.

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