Coppa Italia, al Sinigaglia tra Como e Inter finisce zero a zero e tutto resta in bilico in vista del ritorno
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Redazione Sport
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La notte del Sinigaglia, quella che doveva essere una semifinale vibrante e ricca di emozioni, si è trasformata in una lunga e paziente partita a scacchi. Tra il Como di Cesc Fabregas e l’Inter di Cristian Chivu, l’andata della semifinale di Coppa Italia si è chiusa sullo zero a zero, un punteggio che, paradossalmente, lascia aperto ogni scenario in vista del retour match di fine aprile a San Siro. Ci si attendeva una gara di quelle che lasciano il segno, invece il campo ha raccontato una storia fatta di tattica, rispetto reciproco e pochissime vere fiammate. I padroni di casa, forti di un campionato che li vede veleggiare verso la zona Champions League, hanno provato a fare la partita, ma senza mai affondare il colpo con la necessaria cattiveria, mentre i nerazzurri, scesi in campo con un undici ampiamente rimaneggiato, hanno gestito il possesso e i ritmi senza mai correre rischi eccessivi, accontentandosi, probabilmente, del risultato.
La trama tattica del primo tempo e le occasioni sfumate
Nel primo tempo, la musica è stata chiara fin da subito: il Como, spinto dal calore del proprio pubblico, ha cercato di impostare la manovra con pazienza, fraseggiando a centrocampo e provando a scalfire il muro eretto dalla difesa ospite. La manovra lariana, però, peccava spesso nell’ultimo passaggio, quello decisivo per trasformare il possesso in pericolo. Le uniche vere scosse le hanno date Nico Paz, sempre pronto ad accendersi con le sue giocate, e Mërgim Vojvoda, che per due volte è riuscito ad andare al tiro, trovando però sulla sua strada un attento Josep Martinez tra i pali, e in un'occasione anche il provvidenziale recupero di Carlos Augusto, che ha salvato tutto in scivolata. Dall'altra parte, l'Inter di Chivu non ha disdegnato qualche ripartenza, ma la sensazione era che l'obiettivo principale fosse quello di non subire gol, più che quello di trovare il pertugio giusto per sbloccarla. Una partita bloccata, insomma, dove la paura di perdere ha spesso avuto la meglio sulla voglia di vincere.
La ripresa e l'amaro in bocca di Fabregas
Nella ripresa, il copione non è cambiato di una virgola. Chivu ha atteso e poi inserito forze fresche come Thuram e Dumfries per dare più peso all'attacco, ma l'equilibrio tattico è rimasto immutato. Il Como ha continuato a spingere, arrivando a costruire l'occasione più nitida della partita con Alex Valle, che a due passi dalla porta, sugli sviluppi di un cross, ha calciato addosso a Martinez, fallendo un gol che sembrava già fatto. Un errore che pesa, perché un gol in casa nell'andata avrebbe potuto cambiare l'inerzia del doppio confronto. Così, invece, si è arrivati al novantesimo senza che nessuna delle due riuscisse a spezzare l'incantesimo. A fine gara, Fabregas non ha nascosto un certo rammarico, parlando di “sapore amaro” per l'occasione sciupata da Valle e sottolineando come, contro quella che ha definito la squadra più dominante del campionato, i suoi abbiano comunque disputato una partita solida e compatta, creando le occasioni migliori. E aggiungendo, quasi come una frecciata, che forse andrebbe chiesto a Chivu il motivo per cui la sua Inter abbia impostato una partita così diversa rispetto a quelle viste in campionato.
Il valore del pareggio e il ritorno a San Siro
Un pareggio che, nell'economia del doppio confronto, può essere letto in due modi. Per l'Inter, che giocherà il ritorno tra le mura amiche del Meazza, mantenere la porta inviolata in trasferta è senza dubbio un buon viatico in vista della sfida di aprile. Per il Como, invece, resta la consapevolezza di aver tenuto testa a una corazzata, ma anche il rimpianto di non aver sfruttato il fattore campo per portare a casa un risultato più pesante. In cinquantacinque giorni, quelle poche, vere emozioni regalate dal Sinigaglia sembreranno lontane anni luce, e ci si ritroverà a San Siro per un secondo atto che, sulla carta, parte in equilibrio, ma con l'Inter che avrà dalla sua il blasone e il pubblico amico. Una semifinale ancora apertissima, insomma, dove la qualità e la gestione dei nervi faranno la differenza molto più della tattica.




