Milan-Juve, noia e zero a zero: un punto che serve (e basta) per tenere il passo Champions
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Redazione Sport
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È stato il classico pareggio ispirato dal sano concetto di prudenza, quel bene rifugio della circospezione tattica che, soprattutto quando la posta in palio è alta, finisce per paralizzare anche gli slanci più generosi. A San Siro, nel big match della 34ª giornata di Serie A, Milan e Juventus si sono così neutralizzate a vicenda, dando vita a uno 0-0 che, se da un lato ha scatenato la noia dei presenti, dall’altro rappresenta un risultato perfettamente coerente con la logica di chi non voleva perdere. I rossoneri, terzi in classifica con 67 punti, e i bianconeri, quarti a quota 64, hanno di fatto ratificato un equilibrio che non giova alle folate offensive ma che, nella gestione di una corsa alla Champions League ormai agli sgoccioli, possiede una sua precisa utilità. Per la squadra di Massimiliano Allegri e per quella guidata da Luciano Spalletti, insomma, il singolo punto conquistato in una partita tattica come questa vale più della somma di due prestazioni spettacolari ma inconcludenti.
Il tabellino della tensione: poche occasioni e tanta sostanza
L’analisi del match, se si esclude il brivido iniziale legato alla rete di Thuram – poi annullata per fuorigioco al 35′ –, racconta di una gara giocata a viso chiuso e con le difese sempre attente a coprire gli spazi. Il Milan, schierato da Allegri con un solido 3-5-2, ha limitato al minimo i rischi, affidandosi alle ripartenze di Leao – definito dallo stesso tecnico come uno dei migliori in campo per atteggiamento – e ai tentativi dal limite di Rabiot, il quale ha impegnato Di Gregorio senza però riuscire a scardinare la retroguardia avversaria. Dall’altra parte, la Juventus di Spalletti ha provato a pungere con la mobilità di Conceiçao, risultato il più vivace tra i bianconeri e pericoloso in almeno un paio di circostanze; la sua capacità di saltare l’uomo, tuttavia, si è scontrata con la solita mancanza di concretezza sottoporta, un difetto che condiziona spesso le prestazioni dei difensori ex rossoneri come Kalulu. La vera occasione della ripresa è capitata sui piedi di Saelemaekers, il cui destro a incrociare si è stampato sulla traversa al 50′, un episodio che ha rappresentato l’unico vero acuto offensivo di una ripresa giocata più con il cervello che con il cuore.
Il verdetto della classifica: Napoli sorride nella corsa alla coppa
Se le due contendenti escono dal Meazza con un pugno di mosche, c’è chi invece può stappare una metaforica bottiglia per festeggiare questo risultato: il Napoli. Approfittando della noia altrui, gli uomini di Antonio Conte si ritrovano infatti al secondo posto in solitaria, portandosi a più due sui rossoneri e a più cinque sui bianconeri, a quattro giornate dal termine del campionato. Per la squadra partenopea, l’appuntamento con il Como del prossimo 2 maggio rappresenta una ghiotta occasione per mettere una seria ipoteca sulla qualificazione alla massima competizione europea. Il pareggio di San Siro, insomma, allontana lo spettro di un aggancio diretto per le dirette inseguitrici, costringendo Milan e Juventus a guardarsi le spalle più che lo specchietto retrovisore. Entrambe le compagini, d’altronde, sanno che mancano ancora diversi appuntamenti decisivi e che la volata si deciderà probabilmente nelle ultime battute, quando la tensione diventerà un fattore persino più determinante della qualità tecnica.
Le difficoltà tattiche e il caso Pulisic
Nel vortice di questa prudenza esasperata, il giocatore che più di altri ha pagato dazio è stato Christian Pulisic, apparso in difficoltà per tutta la durata del match. A gettare luce sulla sua prestazione opaca ci ha pensato Allegri al termine della gara, durante l’intervista rilasciata a DAZN: secondo il tecnico rossonero, l’americano è stato penalizzato dal dover operare in assenza di un vero centravanti di ruolo, un elemento che altera i meccanismi abituali della manovra e rende più complicati gli inserimenti senza palla. Questa spiegazione, se da un lato giustifica parzialmente lo scarto prestazionale tra le aspettative e la realtà, dall’altro evidenzia un limite strutturale che il Milan dovrà necessariamente colmare nelle prossime uscite, dove ogni errore sarà amplificato dalla posta in palio. Anche Rafael Leao, pur elogiato per l’atteggiamento e per la capacità di strappare, ha dimostrato di dover ancora trovare quella continuità decisiva che separa un ottimo giocatore da un fuoriclasse; le sue accelerazioni, bellissime a vedersi, hanno prodotto pochissima pericolosità reale, un po’ come del resto l’intera manovra offensiva delle due squadre.




