Milan-Juve, lo zero a zero che spacca: la resa dei conti Locatelli-Rabiot e la linguaccia d’onore di Modric

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il recente pareggio per 0-0 tra Milan e Juventus, valido per la 34esima giornata di Serie A, ha lasciato l’amaro in bocca a chi cercava spettacolo, ma sotto la superficie di un risultato apparentemente noioso si sono consumati drammi personali e sconti di vecchie ruggini che solo il campo sa regalare.

Lungo i corridoi di San Siro, l’eco del fischio finale non aveva ancora smorzato i toni della sfida quando dalle immagini di Bordocam su Dazn sono emersi i dettagli più crudi di una partita giocata ad altissima intensità nervosa. Se da un lato il tabellino racconta di pochissime emozioni e zero reti (con un punto che oggettivamente accontenta un po’ piu i rossoneri in ottica classifica), dall’altro l’occhio indiscreto delle telecamere ha immortalato la resa dei conti tra Adrien Rabiot e Manuel Locatelli, ex compagni ai tempi della Juventus. Il francese, steso a terra dopo un fallo ruvido del centrocampista bianconero, ha rifiutato la mano tesa dell’avversario; un gesto che ha scatenato gli animi, tanto che alcuni compagni del rossonero hanno chiesto a gran voce provvedimenti severi. Locatelli, visibilmente sorpreso da tanta reazione, ha provato a chiedere spiegazioni (“Perché non mi dai la mano?”), ma ha ottenuto solo un silenzio carico di tensione, interrotto solo dall’intervento del direttore di gara che, rivolgendosi al capitano della Juve, lo ha invitato a lasciar perdere sotto minaccia di ammonizione.

Lo schianto di Modric e la lezione di fair play finita male

E poi c’è Luka Modric, il veterano che continua a sfidare il tempo. Il croato, autore di una prestazione lucida (voto 6.5 per la stampa specializzata) dove l’intelligenza tattica ha sopperito alla freschezza atletica, è stato protagonista dell’episodio più brutto della serata. In uno scontro aereo fortuito ma violentissimo con Locatelli, Modric ha riportato una frattura dello zigomo sinistro, un infortunio che di fatto gli costerà il finale di stagione con la maglia del Milan. Quella che sembrava una delle sue solite “linguaccia d’onore” rivolte al destino, un sorriso beffardo da chi ha vinto tutto, si è trasformata in un’uscita dolorosa tra le polemiche. Mentre il croato lasciava il campo per far posto a Jashari, in panchina si registrava la presenza attenta di Luciano Spalletti (in rabbuiato per la prestazione opaca dei suoi, con Boga e David poco incisivi ), intenzionato a dare indicazioni tattiche che, nella ripresa, non hanno però scalfito l’equilibrio.

Il dilemma della Champions e l’analisi a freddo di Caressa

Se in campo si sono viste poche giocate degne di nota (eccezion fatta per la traversa colta da Saelemaekers o il gol annullato a Thuram per fuorigioco ), fuori dal rettangolo verde il dibattito si è acceso sulla qualità del prodotto italiano. Fabio Caressa, nel suo intervento social, ha però difeso l’atteggiamento delle due squadre con un ragionamento economico. Il noto telecronista ha spiegato come “andare o non andare in Champions League è la vita” per i club nostrani, un’incertezza finanziaria che non esiste in Premier League. A suo dire, in Inghilterra le società sono cosi ricche che l’incasso della coppa non stravolge i bilanci, mentre da noi il risultato assume un valore di vita o di morte che giustifica (almeno in parte) il cinismo tattico visto a San Siro. Non si trattava quindi solo di un limite di Allegri o Spalletti, ma di una necessità di sopravvivenza che strangola lo spettacolo.

Le pagelle di una sfida senza vincitori

A livello individuale, le pagelle premiano chi ha messo la sostanza. Per il Milan, Tomori e Pavlovic hanno retto bene l’urto, mentre Pulisic continua la sua astinenza da gol (record negativo di partite senza segnare che ormai insegue lo spettro del Chelsea ). Tra i bianconeri, Francisco Conceicao è stato l’unico a creare scompiglio, salterellando sulla fascia come una trottola e costringendo il giovane Bartesaghi a una serata da incubo (terminata con un 5 in pagella per l’inesperto terzino rossonero ). Per Locatelli, invece, la serata si chiude con la sufficienza numerica (6.5) ma con la consapevolezza di aver perso un amico nello spogliatoio avversario, oltre a un modrico che forse ha giocato la sua ultima gara stagionale con il Milan. Un pareggio che sa di poco, ma che nel calcio italiano, dove la paura di perdere uccide la voglia di vincere, rappresenta fin troppo.

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