Il Como ribalta la Roma e vola al quarto posto: decisiva la notte del Sinigaglia tra rimonta e polemiche

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è soltanto una partita che vale una posizione di classifica, quella andata in scena allo stadio Giuseppe Sinigaglia, quanto piuttosto un crocevia che per novanta minuti ha tratteggiato i reali umori di due piazze e due progetti tecnici. Il confronto diretto per la Champions League, il vero grande palcoscenico che entrambe inseguono con legittima ambizione, ha sorriso agli uomini di Cesc Fabregas. Il Como, squadra che fino a non molto tempo fa sembrava dover lottare per obiettivi ben diversi, ha compiuto l’ennesimo passo da grande maturità, rimontando lo svantaggio iniziale e violando il pronostico che vedeva nella Roma una delle realtà più solide del campionato. Lo ha fatto con pazienza, con qualità, e con quella capacità di restare in partita che è la cifra tecnica di chi, in panchina, ha imparato a leggere gli eventi senza lasciarsi travolgere dall’emergenza.

La partita, però, racconta anche un’altra verità, ed è quella di una squadra capitolina che sembra aver smarrito la propria identità nel momento più delicato della stagione. Dopo l’illusorio vantaggio firmato Malen su calcio di rigore — un episodio netto, nato da una disattenzione di Diego Carlos che atterra El Shaarawy — i giallorossi di Gian Piero Gasperini hanno progressivamente perso le distanze e le trame di gioco, finendo per subire la freschezza atletica e le idee di un Como che non ha mai smesso di crederci, neanche quando il risultato diceva svantaggio. Il pari di Douvikas, abile a superare Svilar con un rasoterra preciso, è la logica conseguenza di una pressione costante, ma ciò che è accaduto dopo rappresenta il vero spartiacque della serata.

A cambiare radicalmente l’inerzia del match, complice anche l’espulsione rimediata da Wesley per doppia ammonizione, è stato un episodio che inevitabilmente alimenterà il dibattito post partita. Il fallo sul neo entrato Diao, giudicato da Davide Massa meritevole del secondo giallo, ha lasciato la Roma in dieci per mezz’ora e aperto un vaso di polemiche non indifferente. Dalle immagini, come evidenziato da più angolazioni, il contatto del brasiliano appare minimo, se non inesistente, e a far cadere l’attaccante lariano sembrerebbe piuttosto la trattenuta di Rensch. Il protocollo Var, come noto, non consente di intervenire sulle espulsioni per somma di ammonizioni, e questo ha reso inappellabile una decisione che peserà come un macigno sul cammino europeo dei giallorossi.

Il colpo di scena, però, non ha spento la voglia del Como di chiudere i conti, anzi. La superiorità numerica ha esaltato la verve offensiva dei padroni di casa, che hanno continuato a macinare gioco alla ricerca del colpo del ko. Ed è stato proprio Diego Carlos, suo malgrado protagonista in negativo per il rigore concesso, a trasformarsi nell’eroe di serata. Sul tap-in vincente, arrivato dopo una respinta di Svilar, il difensore brasiliano ha trovato la sua prima rete in Serie A, regalando ai tifosi lariani una gioia che sa di storia e proiettando la squadra in solitaria al quarto posto, a +1 sulla Juventus e a +3 proprio sulla Roma. Un sorpasso che, a nove giornate dal termine, ha il sapore di una dichiarazione d’intenti, soprattutto per una piazza che non ha mai vissuto traguardi così ambiziosi.

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