Venezia 83, Strippoli e l'horror kitsch che divide: la scommessa di Barbera è vinta. Kore-eda e Sabu, gli altri volti del Lido

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, giunta al suo sesto giorno di programmazione, offre un quadro decisamente eterogeneo, capace di alternare con disinvoltura i toni cupi dell'horror e del thriller alla dolcezza di narrazioni più intime e pastellate. Se da un lato il Lido si tinge di sangue e violenza, con quel gusto per il grottesco e il kitsch che tanto affascina il pubblico del festival, dall’altro lato la rassegna si concede una pausa riflessiva, accogliendo la delicatezza di un cinema che sa essere carezza.

Una doppia faccia, quella odierna, che conferma la vocazione eclettica di una kermesse sempre più attenta alle tendenze contemporanee e alle nuove voci del panorama autoriale internazionale.

L'Estranea: l'horror borghese di Paolo Strippoli

Il nome destinato a far discutere, quest’anno, è quello di Paolo Strippoli, giovane regista emergente che il direttore artistico Alberto Barbera ha deciso di lanciare in Concorso, preferendolo a registi di ben altra caratura come Mario Martone e Gianni Amelio. Una scelta coraggiosa che, se da un lato ha suscitato più di una perplessità tra gli addetti ai lavori, dall’altro si rivela vincente almeno per quanto concerne l’impatto mediatico e la forza espressiva dell’opera presentata.

Il film, intitolato "The Spiral" ma distribuito in Italia come "L'Estranea", è un horror psicologico che gioca consapevolmente con i canoni del genere, spingendosi fino al parossismo nella rappresentazione della famiglia borghese. Strippoli costruisce una narrazione volutamente sopra le righe, crudele e kitsch, infarcita di luoghi comuni sulla perfezione familiare che ricordano certe estetiche pubblicitarie o i quadretti da Mulino Bianco, per poi sovvertirli con violenza e ironia nera.

Il risultato, per certi versi, è volutamente insopportabile: il sonoro è ridondante, i jump scare si susseguono con una frequenza tale da rasentare il parossismo e la tensione viene portata costantemente all’eccesso. Eppure, proprio in questa esasperazione risiede il fascino ambiguo del film, che non lesina momenti gore di grande impatto visivo e regala alcune sequenze memorabili, grazie soprattutto alla presenza di un cast di assoluto livello.

Sul red carpet del Lido, il regista è apparso affiancato dalle sue interpreti principali, tra cui spiccano Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Adriano Giannini, ma è stata Valeria Bruni Tedeschi a rubare la scena con la sua interpretazione di una diavolessa spietata e svanita, capace di incarnare il lato più demoniaco e inquietante della vicenda.

Il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi e la pioggia incessante

La prova di Valeria Bruni Tedeschi si candida come uno degli snodi fondamentali dell’intera pellicola, tanto che la sua presenza scenica sembra talvolta oscurare persino il racconto principale. L’attrice, con il suo carisma magnetico, infonde al personaggio una surreale leggerezza, quasi una disconnessione dalla realtà circostante, che rende ogni sua battuta ancora più tagliente e disturbante.

Tra i momenti di maggiore impatto simbolico, la scelta narrativa di ambientare uno dei lutti più terribili per i protagonisti durante la notte della finale dei Mondiali del 2006, quando l’Italia intera era in festa, aggiunge un ulteriore strato di significato e straniamento. In quel contesto di esultanza collettiva, la battuta di Bruni Tedeschi, pronunciata con disinvoltura e cinismo, "Io tifavo Francia", diventa quasi un epitaffio ironico e grottesco, capace di sintetizzare l’intero spirito dissacrante del film di Strippoli.

Il regista gioca con gli archetipi della famiglia e dell’identità nazionale, deformandoli in chiave horror e restituendoci figure genitoriali inquietanti, misteriose e indecifrabili, mentre sullo sfondo una pioggia incessante e battente sembra voler lavare via ogni certezza e ogni parvenza di normalità borghese.

Kore-eda e Sabu: la dolcezza e la leggerezza in concorso

Se "L'Estranea" rappresenta il volto più viscerale e controverso di questa edizione, il cinema giapponese offre il contraltare perfetto, regalando momenti di pura poesia e di leggerezza narrativa. Hirokazu Kore-eda, maestro indiscusso del cinema familiare e sentimentale, presenta un’opera che si conferma in linea con la sua tradizione, un film dolce, tenue e dai colori pastello, capace di scaldare il cuore e di riconciliare lo spettatore con le piccole cose della vita.

La sua regia, precisa e delicata, tesse ancora una volta le fila di relazioni umane complesse, dimostrando che la profondità non è necessariamente in contrasto con l’accessibilità emotiva. Dall’altra parte, il regista Sabu si distingue per un cinema giocoso e divertente, che strizza l’occhio alla commedia surreale e al grottesco, ma senza la componente disturbante che caratterizza invece la pellicola di Strippoli.

Se quest’ultimo predilige l’urto e la provocazione, Sabu punta tutto sull’intrattenimento puro e sull’invenzione visiva, regalando al pubblico del Lido una parentesi di spensieratezza che ben si contrappone alla durezza psicologica dell’horror italiano.

Il confronto tra queste diverse anime del cinema contemporaneo arricchisce il palinsesto della Mostra, offrendo agli spettatori uno spettro ampio e variegato di possibilità narrative. La scommessa di Barbera su Strippoli, al netto delle divisioni che il film inevitabilmente provocherà tra critica e pubblico, sembra quindi centrare l’obiettivo di portare al Lido un cinema vivo, pulsante e capace di generare dibattito.

A metà della corsa, quindi, Venezia 83 si conferma un osservatorio privilegiato sulle tendenze del cinema mondiale, dove il sangue e le lacrime, la violenza e la tenerezza convivono in un equilibrio precario e affascinante, lasciando il segno sulla kermesse e proiettando i riflettori sui nuovi talenti e sulle voci più autorevoli della scena internazionale.

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