Venezia 83, record di biglietti e zero premi italiani: Barbera attacca il Lido

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si è chiusa con un bilancio a due facce. Da un lato il record storico di 117.656 biglietti venduti, in crescita del 14 per cento rispetto al 2025, che già era stato un anno da primato. Dall'altro il deserto di premi per il cinema italiano nella sezione principale, con l'unica soddisfazione arrivata da Orizzonti grazie a I figli della scimmia di Tommaso Landucci, premiato per la migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio e per la sceneggiatura firmata dallo stesso regista con Damiano Femfert.

Il direttore Barbera: aumenti al Lido sono speculazione

Al day after della kermesse, Alberto Barbera ha puntato il dito contro la politica dei prezzi praticata sul Lido. «Non si può più trattare la Mostra del Cinema come una mucca da mungere», ha dichiarato il direttore, denunciando aumenti fino al 50 per cento per camere d'albergo, affitti e consumazioni, in un contesto di inflazione ferma al 3 per cento.

Barbera ha definito questi rincari «assolutamente ingiustificati» e «al limite della speculazione», sottolineando come Venezia sia ormai diventata più cara di Cannes, con ripercussioni concrete sulla partecipazione di stranieri e operatori professionali.

Il caso Excelsior e la gestione britannica

Il bersaglio principale delle critiche è l'Hotel Excelsior, da tempo al centro di polemiche per la sua trasformazione in struttura poco accogliente. Lo storico albergo affacciato sul Lungomare Marconi, acquistato nel 2022 dall'operatore britannico London & Regional Hotels per oltre 104 milioni di euro, è diventato secondo Barbera «l'opposto di quello che è sempre stato»: un luogo elegante ma respingente, con consumazioni minime al bar di 50 euro per un caffè e corridoi presidiati da bodyguard.

L'episodio più citato riguarda Andrea Occhipinti di Lucky Red, fuggito dal bar dopo aver scoperto che cinque caffè per sé e i suoi ospiti sarebbero costati 300 euro.

Il vuoto di premi e il dibattito sul cinema italiano

Sul fronte dei riconoscimenti, il concorso principale ha lasciato a secco i cinque film italiani in gara, mentre il Leone d'oro è andato a Woman Unknown della regista danese May el-Toukhy. La delusione si inserisce in un'annata già segnata dall'assenza dei film italiani a Berlino e Cannes e dalla mancata nomination all'Oscar per Familia.

Barbera ha respinto le accuse di una selezione sbagliata: «Se il nostro cinema fatica ad arrivare alla giuria e a una parte dei critici internazionali, vuol dire che un problema c'è, ma non è colpa né di chi li ha selezionati, né di chi li ha giudicati. È il sistema che deve riformarsi».

Le reazioni del settore

Gabriele Muccino ha offerto una lettura più radicale della crisi, sostenendo che il cinema italiano «ha rinnegato la sua storia» a partire dalla metà degli anni Settanta, quando avrebbe iniziato a vergognarsi della propria grandezza epica e commerciale. Per il regista, la mancanza di un'identità riconoscibile porta a realizzare «film troppo piccoli e troppo impauriti dall'emotività».

Dal fronte produttivo, Giampaolo Letta di Medusa Film ha invitato a non trasformare un risultato negativo in un giudizio complessivo sulla salute dell'industria, ricordando che i festival servono soprattutto alla promozione e alla circolazione delle opere.

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