Venezia verso il Leone, Barbera: “Escludere Naza sarebbe stato un atto di codardia”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Venezia – “Non ammetterlo sarebbe stato ingiusto. Sarebbe stato sbagliato. Sarebbe stato anche un atto di codardia”. A poche ore dalla cerimonia di chiusura della Mostra 83, il direttore artistico Alberto Barbera rivendica la scelta di portare Naza in concorso. Sul possibile Leone d’oro al documentario sulla guerra a Gaza, al centro delle voci che accompagnano l’attesa del verdetto, il direttore non si sbilancia: “Poi decide la giuria”.
Il caso Naza e la standing ovation record
Naza, il nuovo documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, ha scosso e conquistato la Mostra del cinema di Venezia 2026 ottenendo 24 minuti di applausi, i più lunghi mai registrati al Lido. E sta facendo discutere in Israele. Il film, costruito sulle testimonianze di 24 fra soldati e ufficiali israeliani, svela il sistema di videosorveglianza usato per uccisioni di massa nella Striscia di Gaza.
Il documentario, una delle 21 opere in concorso per il Leone d’Oro, è incentrato sul bilancio delle vittime civili a Gaza ed è stato accolto con una standing ovation durante la sua anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, giovedì 10 settembre. Diretto dai giornalisti israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, trae il titolo da un termine militare israeliano che indica le “vittime collaterali” previste e si sviluppa attorno alle testimonianze di ufficiali dell’intelligence e soldati coinvolti nel conflitto.
Ghali e il messaggio sull’arte contro il silenzio
Alla proiezione era presente anche Ghali, che ha scelto di non presenziare al red carpet. Il cantante, da anni apertamente schierato a fianco della causa palestinese, ha commentato: “L’arte può ancora superare silenzio e censura. Professori, parlatene a scuola. Dovrebbero vederlo tutti”.
Il film, prodotto da The Guardian e JW Films, dura 80 minuti ed è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv. Attraverso le testimonianze di funzionari e soldati dell’intelligence israeliana, ricostruisce i sistemi alla base delle operazioni militari a Gaza e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella selezione degli obiettivi. Abraham e Szor sono due dei quattro autori di No Other Land, vincitore dell’Oscar 2025.
Le accuse dell’IDF e la posizione di Barbera
Sulle contestazioni relative all’attendibilità delle testimonianze anonime, attribuite all’esercito israeliano, il direttore artistico ha replicato: “L’esercito israeliano ha detto che sono testimonianze anonime e false, ma è l’unica cosa che possono dire. È una difesa scontata, possono solo negare la verità”.
Barbera ha inoltre motivato la scelta di includere il documentario nel concorso principale con ragioni sia artistiche sia etiche. “È cinema vero”, ha sostenuto, non un prodotto televisivo costruito mettendo insieme interviste a volti nascosti. Alla valutazione cinematografica si accompagna la consapevolezza di ciò che il documentario racconta: “Viviamo in una situazione mondiale che definire catastrofica è dire poco: tragica. Di fronte a certi eventi è difficile rimanere completamente neutri”.
Il direttore ha anche affrontato il tema delle possibili polemiche legate a un eventuale riconoscimento. “Certo” che il concorso comporta un rischio, ha riconosciuto, sia quello di sottoporre il documentario al giudizio di una giuria chiamata a confrontarlo con opere molto diverse, sia “il rischio di fare una scelta che viene giudicata di parte, come ovviamente qualcuno ha detto, e non lo è”.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
