Naza arriva a Varese tra Nuovo e Filmstudio 90, il documentario che agita Israele

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un film che in Israele nessuno ha ancora potuto vedere nelle sale, ma che ha già scatenato proteste, minacce di revoca della cittadinanza e una campagna di odio personale contro i suoi autori. È Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor premiato con il Leone d’argento – Premio Speciale della Giuria all’83ª Mostra del Cinema di Venezia.

Da lunedì 28 settembre arriva a Varese, con tre proiezioni distribuite tra il Cinema Teatro Nuovo e il Cineclub Filmstudio 90, in una mini-rassegna dedicata al cinema d’inchiesta e alla ricerca giornalistica.

Un acronimo che nasconde un numero

Il titolo del film non è un nome proprio, né un toponimo: Naza è la traslitterazione di un acronimo ebraico, nezek agavi, che significa «danno collaterale». Nel gergo dell’intelligence israeliana indica il numero di civili palestinesi che l’esercito ritiene accettabile uccidere pur di eliminare un obiettivo militare. Più l’obiettivo è considerato importante, più alto diventa il «Naza» ammesso.

Il documentario, girato interamente di notte sui tetti di Tel Aviv nell’arco di tre anni, raccoglie le testimonianze anonime di ventiquattro tra ufficiali dell’intelligence e soldati israeliani che hanno preso parte, direttamente o indirettamente, ai meccanismi di selezione degli obiettivi nella Striscia di Gaza.

Volti e voci sono stati alterati digitalmente per proteggere le fonti. Uno degli intervistati ha raccontato di essersi sentito come dentro un videogioco, di aver ricevuto l’autorizzazione a colpire fino a cinquecento persone in un solo attacco e di aver provato piacere nel farlo.

Un altro ha descritto il sistema come una «fabbrica» di uccisioni, alimentata da software di sorveglianza potenziati dall’intelligenza artificiale, che avrebbero permesso di intercettare conversazioni private negli appartamenti di Gaza e di compilare liste di presunti militanti di Hamas. Secondo i registi, la cosiddetta «margine di errore» del quindici per cento implicava una consapevolezza preventiva delle vittime civili: non un effetto collaterale imprevisto, ma un dato calcolato in anticipo.

La reazione israeliana

L’esercito israeliano ha negato l’esistenza di un concetto operativo chiamato «Naza» e ha respinto le accuse contenute nel documentario. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha incaricato la procura militare di esaminare possibili azioni legali contro i due registi, mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto al capo dello Shin Bet di aprire un’indagine urgente.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato due disegni di legge – da lui stesso ribattezzati «leggi Naza» – per revocare la cittadinanza a chi «diffama» i soldati israeliani e per aumentare di venti volte i danni risarcibili in caso di cause per diffamazione. «Non hanno posto tra noi», ha detto il premier riferendosi ai registi.

Mercoledì 16 settembre, decine di attivisti di estrema destra si sono radunati davanti alla casa dei genitori di Rachel Szor a Savyon, cittadina benestante nel centro di Israele. Alcuni hanno intonato slogan che invocavano la «pena di morte per i traditori», altri hanno affisso cartelli con la scritta «traditrice». Secondo il quotidiano Israel Hayom, tra gli organizzatori della manifestazione figuravano attivisti e staffisti del partito Potere Ebraico, guidato dal ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir.

Sui social, nei giorni precedenti, erano circolati appelli espliciti alla violenza. Szor si trovava all’estero al momento della protesta.

Da Venezia a Varese

La prima mondiale di Naza a Venezia, il 10 settembre, è stata accolta da una standing ovation durata circa venticinque minuti, un record nella storia della Mostra. Il documentario, prodotto da The Guardian e da James Wilson con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, era stato inserito nel concorso principale all’ultimo momento, quando il montaggio non era ancora del tutto completato.

La giuria internazionale presieduta da Maggie Gyllenhaal gli ha assegnato il Premio Speciale della Giuria, riconoscimento che si colloca gerarchicamente sotto il Leone d’oro e il Leone d’argento.

A Varese le proiezioni sono in programma lunedì 28 settembre alle 21 al Cinema Teatro Nuovo di viale dei Mille 39, martedì 29 settembre alle 21 al Cineclub Filmstudio 90 di via De Cristoforis 5 e mercoledì 30 settembre ancora al Filmstudio 90. Le due serate al Cineclub sono riservate ai soci Arci. La proiezione inaugurale al Nuovo sarà introdotta da Marco Giovannelli, direttore di VareseNews, e apre una rassegna dedicata al cinema d’inchiesta.

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