Netanyahu contro Naza, chiesto di incriminare i 24 militari del documentario

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto l'apertura di un'indagine penale per identificare e perseguire i 24 militari e ufficiali dell'intelligence che hanno testimoniato in forma anonima nel documentario "Naza". La richiesta è contenuta in una lettera inviata al capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, al capo dello Shin Bet e al procuratore generale, nella quale Netanyahu accusa i partecipanti di aver divulgato informazioni altamente classificate e di aver diffamato lo Stato di Israele.

Cosa racconta il documentario

Il film, diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor e prodotto anche dal quotidiano britannico The Guardian, ricostruisce il sistema di targeting impiegato dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza attraverso le voci di chi ha lavorato dietro le quinte di quel meccanismo.

I testimoni, tutti membri di unità di intelligence, descrivono l'uso di modelli di intelligenza artificiale per individuare potenziali obiettivi e la prassi di calcolare in anticipo il numero di civili che sarebbero morti in ogni attacco: il termine "Naza" è l'abbreviazione militare ebraica per indicare proprio i danni collaterali, cioè le vittime civili considerate accettabili.

Secondo le testimonianze raccolte nel documentario, il sistema avrebbe previsto un margine di errore del 15 per cento nell'identificazione dei miliziani di Hamas attraverso i segnali dei telefoni cellulari, e in alcuni casi sarebbe stato approvato l'abbattimento di interi edifici residenziali sapendo che vi si trovavano famiglie. Il film ha vinto il Premio speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia nel settembre 2026 e ha ricevuto una standing ovation di venticinque minuti.

La reazione dell'esercito e le accuse di disinformazione

L'esercito israeliano ha respinto le conclusioni del documentario, sostenendo che le proprie norme vietano di attaccare deliberatamente i civili e che le decisioni finali sugli obiettivi spettano a ufficiali in carne e ossa, non ad algoritmi. Netanyahu, in una nota diffusa dal suo ufficio, ha definito il film "una storia falsa, fuorviante e di parte che diffama lo Stato di Israele e le Forze di difesa israeliane nel mondo".

Il regista Yuval Abraham ha replicato che il massacro documentato è "sistemico" e ha citato il numero dei giornalisti palestinesi uccisi a Gaza, più di duecento, le cui voci sarebbero state messe a tacere.

Gaza Nostra e la proiezione al cinema Pacifico

Il documentario è stato al centro anche di "Gaza Nostra", l'evento organizzato dalla redazione de Il Germe al cinema Pacifico di Sulmona con tre giorni di proiezioni e incontri. Nel corso dell'iniziativa, che ha visto la partecipazione della corrispondente Rai Lucia Goracci e del giornalista Angelo Figorilli, sono stati proiettati Naza e The Bibi Files di Alexis Bloom, con un collegamento streaming dalla Comuniteca.

Ottocento biglietti staccati in sala e una platea di studenti delle quarte e quinte dei licei cittadini, ai quali le docenti Gelanda Martorella e Giuliana Presutti hanno chiesto di elaborare per iscritto le riflessioni suscitate dalla visione: "Il docufilm ha offerto ai nostri studenti una preziosa occasione di interrogarsi sul significato della responsabilità morale all'interno di strutture organizzate, sulla relazione tra obbedienza e autonomia di giudizio".

Il precedente di No Other Land e le minacce ai registi

Abraham e Szor non sono nuovi a produzioni che hanno suscitato polemiche: il loro precedente documentario "No Other Land", realizzato con i registi palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal, ha vinto il premio Oscar nel 2025 ed era dedicato alla rimozione forzata dei palestinesi in Cisgiordania. Dopo l'uscita di Naza, i due registi hanno lasciato Israele a causa delle minacce ricevute e il ministro della Cultura israeliano ha annunciato l'intenzione di revocare loro la cittadinanza.

Il film non è stato distribuito nelle sale israeliane.

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