Netanyahu contro Naza: vuole incriminare i soldati che parlano di Gaza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Benjamin Netanyahu ha chiesto un'indagine penale per identificare e perseguire i militari israeliani che hanno testimoniato anonimamente nel documentario Naza sulle uccisioni di civili a Gaza. Il primo ministro accusa i partecipanti al film di aver diffamato Israele e di aver potenzialmente divulgato informazioni militari riservate. La richiesta, avanzata domenica 11 ottobre, prende di mira le fonti di un'inchiesta cinematografica che ha suscitato forti polemiche all'interno dello Stato ebraico, portando alla luce testimonianze dirette sulle operazioni dell'esercito nella Striscia.
L'indagine richiesta ai vertici militari e ai servizi segreti
Il premier ha indirizzato una lettera alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, al capo di Stato maggiore Eyal Zamir e al responsabile dello Shin Bet, David Zini, chiedendo di risalire all'identità delle persone coinvolte nella realizzazione del documentario. Le accuse indicate comprendono gravi violazioni della sicurezza delle informazioni, diffamazione penale e danni agli interessi diplomatici e alla sicurezza nazionale. Netanyahu sostiene che il film presenti una ricostruzione falsa e fuorviante delle attività delle forze armate, compromettendo la reputazione internazionale del Paese. La richiesta di procedere penalmente non equivale tuttavia all'accertamento di un reato: per avviare un'azione giudiziaria occorrono elementi concreti sulle presunte violazioni.
La posizione del governo si inserisce in uno scontro già avviato con gli autori dell'opera. I registi Yuval Abraham e Rachel Szor sono stati accusati di tradimento da esponenti politici israeliani e minacciati della revoca della cittadinanza. Sostenitori dell'esecutivo hanno inoltre organizzato proteste davanti all'abitazione dei genitori della regista a Savyon, scandendo slogan contro i cineasti. Anche i vertici dell'esercito hanno contestato duramente il lavoro giornalistico. Sul piano giudiziario, il procuratore militare Itai Ofir ha precisato che un'incriminazione richiederebbe prove della diffusione di documenti classificati o di effettive violazioni delle norme di sicurezza, mentre eventuali provvedimenti disciplinari seguirebbero un percorso distinto.
Le testimonianze sulle operazioni militari nella Striscia
Naza raccoglie le dichiarazioni di 24 soldati e ufficiali dell'intelligence israeliana, intervistati con volti e voci alterati per proteggerne l'identità. Il documentario descrive i sistemi utilizzati per individuare i bersagli, l'impiego dell'intelligenza artificiale e i criteri con cui venivano valutate le vittime civili previste durante i bombardamenti. Il titolo deriva da un acronimo ebraico utilizzato in ambito militare per indicare i cosiddetti danni collaterali. Alcuni intervistati raccontano di autorizzazioni ad attacchi nei quali era prevista la morte di numerosi palestinesi non coinvolti nei combattimenti. Una delle testimonianze riguarda un'operazione per la quale sarebbe stato preventivato un numero di vittime civili fino a 500 persone.
Le forze armate israeliane respingono queste ricostruzioni. In una risposta scritta di 17 pagine, l'Idf ha negato che i sistemi automatizzati possano decidere autonomamente quali obiettivi colpire, sostenendo che l'approvazione degli attacchi sia affidata a personale umano. Ha inoltre contestato l'esistenza di autorizzazioni automatiche fondate su soglie prestabilite di vittime civili e ha definito inattendibili diverse dichiarazioni presenti nel film. Gli autori, dal canto loro, hanno costruito l'inchiesta attraverso tre anni di interviste, verifiche documentali e riscontri sulle operazioni militari. Il Guardian, produttore dell'opera, ha riferito che il lavoro giornalistico ha coinvolto oltre 100 fonti, comprese figure di alto grado direttamente impegnate nei processi di autorizzazione dei bombardamenti.
Dal premio a Venezia alle minacce contro i registi
Presentato il 10 settembre alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il documentario ha ottenuto il premio speciale della giuria e un'ovazione durata circa 25 minuti. L'opera riprende e approfondisce le indagini pubblicate negli anni precedenti da +972 Magazine e Local Call sulle procedure dell'apparato militare israeliano durante la guerra. Alla realizzazione ha collaborato come consulente editoriale il giornalista Meron Rapoport, che interpreta gli attacchi governativi come un tentativo di spostare l'attenzione dalle responsabilità politiche e dagli avvertimenti ignorati prima dell'assalto di Hamas del 7 ottobre 2023.
La Federazione europea dei giornalisti ha denunciato le pressioni sui cineasti e sulle loro fonti come una forma di intimidazione contro il lavoro d'inchiesta. Il Guardian ha difeso le procedure adottate per controllare l'attendibilità delle testimonianze, citando documenti riservati, verifiche su specifici raid e conferme ottenute da altri informatori. Esponenti del mondo cinematografico internazionale, compresi i responsabili del Festival di Locarno, hanno espresso solidarietà ai registi. In Israele il documentario non è stato distribuito nelle sale, mentre il governo ha promosso una produzione alternativa intitolata Naza: The Real Story, realizzata da riservisti e sostenitori dell'esercito per contestare le accuse contenute nel film originale.
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