La scomparsa di Daniele Compatangelo, il ricordo di David Parenzo: «Era un amico, ci sentivamo ogni giorno»
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Redazione Interno
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«Una puntata per noi più complicata per la perdita del nostro collega Daniele Compatangelo, morto ieri a Washington. Una perdita molto forte: oltre a essere uno stimatissimo collega era un grande amico, ci sentivamo quasi tutti i giorni». Con queste parole, cariche di un affetto che andava oltre il semplice rapporto professionale, David Parenzo ha aperto la puntata odierna de "L'aria che tira" su La7, dedicando il primo pensiero della trasmissione al giornalista scomparso.
La notizia della morte di Compatangelo, avvenuta nella tarda mattinata di lunedì 20 luglio nella capitale statunitense, ha scosso profondamente la redazione dell'emittente e l'intero ambiente giornalistico italiano, che perde uno dei suoi corrispondenti più apprezzati e conosciuti.
Il saluto di Parenzo e il mestiere di andare avanti
David Parenzo ha voluto sottolineare, nel suo intervento in apertura di trasmissione, non solo il valore umano della perdita ma anche l'esempio professionale lasciato da Compatangelo. «Come ci aveva insegnato lui, il nostro mestiere è andare sempre avanti», ha ricordato il conduttore, facendo riferimento ai sacrifici che il collega affrontava quotidianamente per garantire la presenza della testata negli Stati Uniti. «Lui che si alzava alle 4 di notte a Washington per collegarsi in diretta con noi», ha aggiunto Parenzo, tratteggiando un ritratto di dedizione assoluta al lavoro.
La puntata di martedì 21 luglio, e quelle che seguiranno, sono state dedicate alla sua memoria, a testimonianza di un legame che andava ben oltre i confini dello studio televisivo. La trasmissione, dopo il commosso ricordo, si è poi spostata sui temi caldi dell'attualità, a partire dalla manifestazione svoltasi a Bologna per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne deceduto durante un fermo di polizia, ma l'ombra del vuoto lasciato dal collega è rimasta a lungo nell'aria dello studio.
Lo scoop che fece litigare Meloni e Trump
Daniele Compatangelo, cinquant'anni, non era solo un volto noto per gli spettatori di La7. La sua firma è legata a uno degli scoop giornalistici più rilevanti degli ultimi tempi, un episodio che ebbe ripercussioni diplomatiche e mediatiche notevoli. Come corrispondente dalla Casa Bianca, fu l'autore della telefonata in cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dichiarò che la premier Giorgia Meloni, al G7 di Evan in Francia, lo aveva «implorato per una foto».
Le dichiarazioni del presidente americano, captate e riportate dal cronista, misero in imbarazzo Palazzo Chigi e innescarono una frizione tra i due leader, alimentando per giorni le cronache politiche italiane e internazionali. Compatangelo, con quel colpo giornalistico, entrò di prepotenza nel dibattito pubblico, dimostrando una capacità di fiuto e di accesso alle fonti che pochi suoi colleghi potevano vantare.
Era entrato in punta di piedi nelle vite degli italiani, come è stato scritto in molti ricordi, ma con quella notizia aveva fatto irruzione con la forza dei fatti, confermando il suo valore di professionista acuto e determinato.
Il ruolo alla Casa Bianca e il cordoglio del giornalismo
Oltre al lavoro per l'emittente milanese, Compatangelo ricopriva un ruolo di primo piano nel panorama giornalistico statunitense: era infatti presidente della White House Foreign Correspondents' Association (WHFCA), l'associazione che riunisce i giornalisti stranieri accreditati presso la Casa Bianca e le istituzioni governative. Un incarico che testimoniava la stima e la fiducia di cui godeva tra i colleghi di tutto il mondo, un punto di riferimento per chi opera nell'ambiente spesso competitivo e frenetico della capitale americana.
La notizia della sua scomparsa improvvisa ha generato un'ondata di cordoglio che ha travalicato i confini della sua rete di appartenenza. Oltre al messaggio toccante di David Parenzo, sono arrivati i ricordi di altri volti noti del giornalismo italiano, come Angelo Bonelli e Luca Telese, che hanno voluto omaggiare la memoria del collega attraverso i social e le loro trasmissioni.
Unanime il riconoscimento per un uomo che, come ha sottolineato Parenzo, era capace di stringere amicizie vere nel corso del suo lavoro, mantenendo contatti quotidiani con chi era rimasto in Italia nonostante la distanza e il fuso orario.




