Northvolt alla bancarotta, il crollo di una speranza industriale europea
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Redazione Economia
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La svedese Northvolt, costruttore di batterie per auto elettriche, ha recentemente chiesto di essere ammessa al Chapter 11 negli Stati Uniti, un equivalente del concordato preventivo italiano. Questo evento segna un momento critico per l'industria europea delle batterie, poiché Northvolt, fondata nel 2016 con l'ambizione di diventare il più grande produttore di batterie agli ioni di litio in Europa, ha raccolto circa 15 miliardi di euro da investitori di peso come Volkswagen e Goldman Sachs. Tuttavia, nonostante questi ingenti finanziamenti, l'azienda è stata travolta da una combinazione di debiti insostenibili e difficoltà operative.
Il rallentamento della domanda di auto elettriche, unito alla defezione di alcune case automobilistiche che hanno cancellato le loro commesse, ha aggravato la situazione finanziaria di Northvolt. L'amministratore delegato Peter Carlsson si è dimesso, segnando un ulteriore colpo per l'azienda. La crisi di Northvolt riflette una problematica più ampia che minaccia il futuro della filiera energetica europea, incapace di competere con i colossi asiatici.
Nonostante le previsioni ottimistiche di appena sette mesi fa, quando uno dei fondi di Goldman Sachs aveva valutato l'investimento in Northvolt a 4,29 volte il suo valore iniziale, la realtà si è rivelata ben diversa. Goldman Sachs, pur riconoscendo la delusione per l'esito dell'investimento, ha sottolineato che si trattava di una partecipazione di minoranza tramite fondi altamente diversificati.
Il fallimento di Northvolt rappresenta non solo il crollo di una delle più grandi speranze industriali del continente, ma anche un segnale d'allarme per l'intera industria delle batterie in Europa.




