La bancarotta di Yonghong Li, l'ex proprietario del Milan

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tribunale di Hong Kong, come risulta da documenti ufficiali, ha dichiarato lo scorso luglio la bancarotta di Yonghong Li, la cui gestione del Milan – durata poco più di un anno, tra il 2017 e il 2018 – rimane una parentesi intricata e discussa nella storia del club. L’imprenditore cinese, la cui acquisizione dal precedente proprietario aveva suscitato perplessità per la sua opaca strutturazione finanziaria, non è riuscito a onorare un ingente debito, quantificato in circa 290 milioni di dollari, che equivale a quasi 250 milioni di euro. La procedura, che si concluderà con un’udienza di liquidazione fissata per il prossimo gennaio, segna l’epilogo giudiziario di una vicenda che aveva già visto il passaggio forzoso della proprietà al fondo Elliott, il quale, non avendo ricevuto il pagamento di un prestito, esercitò le proprie garanzie prendendo il controllo della società.

I creditori e la holding

A promuere l’azione legale, secondo quanto riportato, sono stati cinque fondi d’investimento con sede alle Cayman, i quali hanno agito per recuperare il credito insoluto. Al centro del procedimento giudiziario vi sono i debiti contratti attraverso la holding Rossoneri Advanced Co. Limited, lo strumento societario – una di quelle entità che spesso sollevano interrogativi – mediante il quale fu perfezionato l’acquisto del club. Quel meccanismo, all’epoca presentato come la base per un nuovo corso, si è rivelato invece un groviglio di obbligazioni che, una volta innescate, hanno portato al definitivo allontanamento di Li dalla scena calcistica italiana.

Il retaggio di un'era turbolenta

Il periodo sotto la sua guida, sebbene breve, fu caratterizzato da un’instabilità gestionale che lasciò strascichi duraturi, i quali, peraltro, dovettero essere affrontati dai successivi proprietari. L’operazione, che aveva posto fine a un’epoca storica per il club, non riuscì mai a convincere appieno gli osservatori più attenti, i quali mettevano in dubbio la solidità reale del progetto e la provenienza dei capitali. La sua presidenza, che non registrò risultati sportivi degni di particolare nota, si concluse in modo brusco e conflittuale, consegnando alla cronaca finanziaria, più che a quella sportiva, le sue ultime pagine.

L'epilogo giudiziario

Ora, con la sentenza di bancarotta e l’imminente liquidazione, la parabola di Yonghong Li si chiude definitivamente sul piano legale, lontano dai riflettori del calcio ma sotto la lente delle autorità giudiziarie. La vicenda, al di là delle sue ripercussioni personali, offre uno spunto di riflessione sulla governance del calcio moderno, dove le operazioni di acquisizione, sempre più complesse e finanziarizzate, possono nascondere fragilità che emergono solo a cose fatte. La crisi della sua holding, del resto, era nell’aria da tempo, considerati i rumors di difficoltà economiche che già circolavano poco dopo il suo ingresso in società.

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