L'addio a Gilberto Salmoni, l'ultimo testimone genovese dell'Olocausto
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Redazione Interno
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Si è svolta questa mattina, nel Tempio Laico del cimitero monumentale di Staglieno, la cerimonia funebre in onore di Gilberto Salmoni, spentosi domenica all’età di novantasette anni. Con lui, scompare l’ultimo sopravvissuto genovese alla deportazione nei campi di sterminio nazi-fascisti, un uomo che – dopo aver patito l’incubo di Buchenwald – ha speso l’intera esistenza successiva nel racconto e nella trasmissione della memoria, soprattutto alle giovani generazioni. La funzione, organizzata dall’agenzia comunale Asef e celebrata da un suo delegato, ha visto una partecipazione sentita e composita, nella quale spiccava, non a caso, la presenza di numerosi studenti.
I simboli di una vita
Sulla semplice bara in legno chiaro, due elementi apparentemente distanti raccontavano, più di molte parole, la parabola di Salmoni. Da un lato, il fazzoletto a righe bianche e blu che identificava i prigionieri di Buchenwald, un segno indelebile della sofferenza patita e della storia collettiva di cui era stato parte, suo malgrado. Dall’altro, una fotografia che lo ritraeva sorridente e vitale, immerso nella neve, a testimoniare una delle sue grandi passioni personali e, forse, quella capacità di ritrovare la luce dopo l’abisso che ha caratterizzato il suo lungo percorso di testimone. Questi oggetti, posti l’uno accanto all’altro, fissavano nella mente dei presenti il duplice lascito dell’uomo: il monito storico e la forza dell’individuo che, pur segnato, non si è arreso.
Il testimone passa ai giovani
La scelta di affidare il servizio funebre a un’agenzia pubblica, piuttosto che a un rito confessionale, rispecchiava del resto il carattere laico e civile dell’impegno di Salmoni, sempre proteso verso la collettività e il suo futuro. Tra i partecipanti, oltre alla sindaca Silvia Salis e alla vicepresidente della Regione, si notava infatti un’intera classe del Liceo Colombo, istituto che il reduce aveva visitato di recente per uno dei suoi ultimi, intensi incontri con gli studenti. La loro presenza, non formale ma attenta e partecipe, rappresentava la risposta concreta a quella semina di cui parlava il presidente di Aned, Filippo Biolé: “i tantissimi semi che ha sparso hanno germogliato”, ha affermato, sottolineando come l’eredità del testimone sia ora affidata alla coscienza di coloro che hanno ascoltato.
La memoria viva del partigiano
Un ricordo commosso è giunto anche dalla Resistenza, attraverso la voce del partigiano Giordano Bruschi, detto Giotto, che in un videomessaggio ha voluto onorare la figura dell’amico scomparso. Salmoni, che solo pochi giorni prima della morte aveva ricevuto il Grifo d’oro della città di Genova, incarnava infatti un ponte vivente tra due capitoli fondamentali e intrecciati della storia del Novecento: la lotta di Liberazione e la tragedia della Shoah. La cerimonia di oggi, sobria e intensa, ha dunque chiuso non un capitolo, ma ne ha suggellato il passaggio di consegne. La sua testimonianza, che per decenni ha fatto della sua persona un presidio di verità, non si dissolve con lui, ma si trasforma in responsabilità per chi l’ha accolta, assicurando che quel silenzio particolare di Staglieno – il silenzio di fronte alla storia fatta persona – continui a parlare.




