Addio a Gino Paoli, l’ultimo dei patriarchi della scuola genovese se n’è andato a 91 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È morto Gino Paoli, e con lui si chiude idealmente un capitolo fondamentale della storia della canzone d’autore italiana. Il cantautore, nato a Monfalcone nel 1934 ma genovese d’adozione e d’animo, si è spento nella notte fra lunedì 23 e martedì 24 marzo 2026 nella sua casa di Genova, all’età di 91 anni, dopo un breve ricovero in una clinica privata. A darne l’annuncio è stata la famiglia, attraverso una nota ufficiale nella quale si è chiesta la massima riservatezza per un momento di profondo dolore privato. Per decenni, la sua figura – insieme a quelle di Fabrizio De André, Luigi Tenco, Umberto Bindi e Bruno Lauzi – ha rappresentato il cuore pulsante di quella che la critica avrebbe poi definito la “scuola genovese”, un’etichetta, certo, ma anche un metodo di intendere la musica come forma elevata di poesia popolare.
Un patrimonio di versi e melodie che ha ridisegnato la musica italiana
Autore di capolavori senza tempo come Il cielo in una stanza e Sapore di sale, Paoli non si è limitato a scrivere canzoni: ha contribuito a trasformare il linguaggio stesso della musica leggera in Italia, conferendogli una dignità letteraria che prima di lui apparteneva a pochi. La sua produzione, che abbraccia oltre mezzo secolo, si è sempre distinta per una raffinatezza che non scadeva mai nell’intellettualismo fine a se stesso, mantenendo anzi un legame viscerale con la vita reale, con le storie d’amore complicate e con quella malinconia di fondo che lui sapeva raccontare con una leggerezza apparente. Cresciuto a Genova, città alla quale è rimasto profondamente legato anche nei decenni successivi, ne assorbì l’atmosfera un po’ sospesa, quel clima di nebbie e carruggi che avrebbe poi influenzato tutta la sua poetica.
Un ricordo che arriva anche dal mondo dello sport e dai teatri
All’annuncio della scomparsa, i messaggi di cordoglio non si sono fatti attendere. Un segnale della pervasività della sua opera – capace di attraversare generi e mondi distanti fra loro – arriva persino dal calcio, in particolare dal Genoa, che attraverso i propri profili social ha voluto ricordare il legame del cantautore con il capoluogo ligure. “Finito il tempo di cantare insieme” si legge in un post pubblicato dal club, un epitaffio che riprende un celebre verso di Paoli stesso e che restituisce il senso di una perdita avvertita come collettiva, al di là dei confini strettamente musicali. La sua ultima esibizione nella città di Bergamo risaliva ormai al 2007, un dettaglio che testimonia come, pur allontanandosi progressivamente dai riflettori, la sua eredità rimanesse intatta nella memoria del pubblico.
Nero su bianco, le tracce di una lunga storia d’amore a quattro ruote
Dietro l’immagine del cantautore elegante e misurato, la vita di Paoli è stata costellata anche di passioni terrene, a tratti persino rocambolesche. Tra queste, un rapporto quasi simbiotico con le automobili: una “lunga storia d’amore” a quattro ruote fatta di modelli iconici, incidenti, e quell’attrazione per la velocità che in più di un’occasione si intrecciò con la cronaca, senza mai però offuscare la sostanza del suo lavoro. E mentre si moltiplicano i ricordi su carta stampata e in televisione, emergono con chiarezza i contorni di un’intera epoca culturale che con la sua voce ha trovato forse una delle espressioni più autentiche. Paoli lascia un vuoto enorme, colmabile solo riascoltando quelle incisioni – dagli esordi fino alle collaborazioni più mature – dove la poesia riusciva a diventare improvvisamente popolare senza mai smettere di essere, rigorosamente, poesia.




