L'addio di Gino Paoli a Ornella Vanoni, un amore che non finisce
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Redazione Interno
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Un cuore nero, silenzioso e puro, accanto a un ritratto in bianco e nero che cattura un’epoca. Con questo gesto essenziale, Gino Paoli ha scelto di salutare per l’ultima volta Ornella Vanoni, la “signora” della musica italiana spentasi all’età di novantuno anni. Un tributo, il suo, che affida ai social network tutta la potenza di un legame indelebile, un riconoscimento che va al di là delle parole e che evoca, con la sua sobrietà, la grandezza di un sentimento personale divenuto, quasi per caso, patrimonio collettivo. Quel legame, tormentato e intenso, fu infatti la linfa vitale da cui scaturì uno dei brani più celebri e longevi del repertorio italiano, una canzone che ha attraversato i decenni senza perdere un briciolo della sua struggente attualità.
Il nido di una vita tra libri, musica e arte
Dalle finestre dell’appartamento in largo Treves, che aveva lasciato ormai da tempo, la Vanoni amava osservare i tetti di Milano, quella stessa città che lei, con la sua voce inconfondibile, aveva descritto in versi indimenticabili. Quella dimora, così come la successiva, era un riflesso fedele del suo stame: pareti chiare, arredi dominati dal bianco, un colore che prediligeva anche per il suo guardaroba. Nel soggiorno, un’atmosfera raccolta e colta era animata dalla presenza di libri, di musica e di opere d’arte, alcune delle quali selezionate con l’aiuto dell’amico Arnaldo Pomodoro. Un ambiente curato in ogni dettaglio, che custodiva il peso di un rimorso per aver venduto quel nido così caro di ricordi.
L'omaggio spontaneo dei fan davanti alla sua casa
Sul cancello di quella che fu la sua ultima abitazione a Milano, i messaggi di affetto si sono moltiplicati, trasformando lo spazio in un luogo di raccoglimento improvvisato. “Ciao Ornella Divina, buon viaggio, sei un attimo senza fine”, recitava il biglietto lasciato da una ragazza, Federica, che aveva voluto accompagnare le sue parole con il simbolo di una rosa rossa. La giovane ha confessato di non averla conosciuta di persona, ma di essere stata presente a quello che ritiene sia stato il suo ultimo concerto milanese, tenutosi appena tre anni prima, un evento di cui conserva un ricordo vivido e commosso.
La storia d'amore che generò un capolavoro
Quell’“attimo senza fine” citato nel biglietto è un riferimento diretto e consapevole alla canzone che di quel legame è la colonna sonora più autentica. Gino Paoli, ispirandosi a quelle mani grandi e affusolate che tanto lo avevano colpito, e attingendo a piene mani dalla loro relazione caotica e passionale, scrisse per lei “Senza fine” nel 1961. Un brano che è molto più di una semplice hit; è il ritratto sonoro di un’emozione che si pretende eterna, nata tra due artisti divisi da un solo giorno di età e da città d’origine diverse, ma uniti da un’alchimia creativa destinata a lasciare un segno profondo. Lui genovese, lei milanese d’adozione ma con radici affondate nei giardini di via Palestro dove passeggiava col nonno, il suo esordio avvenne a teatro sotto la guida di Strehler, in un percorso che l’avrebbe condotta a diventare un’icona senza tempo.




