Primo maggio tra musica e memoria: il lavoro che uccide e le voci della protesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ermal Meta, salendo sul palco del Concertone in piazza San Giovanni, ha scelto di non limitarsi alle note. «Sul lavoro troppe incertezze e troppe morti», ha detto, trasformando la sua esibizione in un atto di denuncia. Un tema, quello della sicurezza negata, che ha attraversato l’intera giornata del Primo Maggio, scandita non solo dalla musica ma anche dalle commemorazioni nei luoghi simbolo delle morti bianche.

A Casteldaccia, dove cinque operai persero la vita lo scorso anno, Daniela Fumarola, segretaria della Cisl, ha ricordato come «le tragedie sul lavoro non siano fatalità, ma il risultato di precise responsabilità». A Montemurlo, Pierpaolo Bombardieri della Uil ha reso omaggio a Luana D’Orazio, la giovane operaia schiacciata da un macchinario, mentre a Roma Maurizio Landini, leader della Cgil, ha ribadito che «senza diritti non esiste progresso». I sindacati di base, intanto, hanno riempito le strade di Milano, sottolineando come le battaglie per la dignità del lavoro siano ancora lontane dall’essere vinte.

La musica, però, non è rimasta in secondo piano. Leo Gassmann, aprendo il Concertone con Bella Ciao, ha legato la memoria della Resistenza alle lotte di oggi: «Quella canzone – ha spiegato – ci ricorda che la libertà va difesa ogni giorno». Un passaggio volutamente simbolico, che ha preceduto gli interventi di artisti come Ghali e Achille Lauro, capaci di mescolare impegno e intrattenimento.

Sul palco, accanto ai microfoni, sono comparsi anche i segni di un’altra battaglia: il papavero rosso, emblema delle vittime del dovere, e i riferimenti a papa Francesco, che più volte ha denunciato lo sfruttamento del lavoro precario. Un filo rosso, quello tra passato e presente, che i sindacati hanno cercato di tessere senza retorica, mentre le indagini sulle morti in fabbrica e nei cantieri – come dimostrano i recenti sviluppi giudiziari – continuano a svelare negligenze e colpe spesso insabbiate.

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